Il San Giovanni dolente del Pordenone
Il “San Giovanni Evangelista dolente sotto la croce” esposto al Museo civico d'arte di Pordenone
Il "San Giovanni Evangelista dolente sotto la croce” il dipinto su tavola di Giovani Antonio de Sacchis detto “Il Pordenone (1483/84–1539) da sabato 16 aprile 2011 si trova esposto al Museo Civico d’arte di Pordenone.
Il dipinto è stato presentato nella sala consiliare del Municipio alla presenza di autorità pubbliche, appassionati d’arte e cittadini. In quest'occasione sono stati illustrati gli aspetti artistici e storici dell’opera, i dettagli relativi al ritrovamento, all’acquisto da parte dello Stato, al restauro e alla cessione in comodato da parte del Ministero per i beni e le attività culturali al Comune.
Già il Rodolfi nel 1648 segnalava la presenza di quest’opera, confermando la presenza di due figure. La tavola, un olio su tela, era stata ideata assieme ad una “Madonna piangente”, come riconferma successivamente Fabio di Maniago (1819). Costui sottolinea inoltre il carattere statuario delle singole raffigurazioni, cui era ad evidenza assegnato un ruolo primario nelle cerimonie liturgiche:“in San Francesco (…) la Vergine e San Giovanni in tavola. Sono fra loro separate, in guisa di statue”.
La storia del dipinto, segue parallelamente la storia del Convento dei Francescani a Pordenone, dove l’opera era conservata. Con la soppressione del Convento nel 1770 (in esecuzione del decreto del 1769) tutto il complesso, chiesa compresa, fu posto all’incanto e acquistato da Andrea Galvani con l’obbligo di conservare la chiesa al culto.
La tavola del San Giovanni passò invece in proprietà del pordenonese Francesco Tamai. Le notizie sul dipinto si interrompono per più di un secolo, fino allo scorso decennio, quando Pilo (1977), su segnalazione del Conte Querini, ristudiò l’opera assieme al suo “pendant”, ipotizando che le due tavole fossero in origine collocate su di un iconostasi; orchestra inoltre paralleli con altre due rappresentazioni di uguale soggetto. Analisi successive appaiono negli scritti del Querini (1979) e della Furlan (1988) che confermano la paternità e l’alta fattura.
I tratti fisionomici di San Giovanni, caricati da un forte espressionismo e le linee curve che scolpiscono dolcemente il corpo avvolto in morbidi e abbondanti panneggi, sono le considerazioni stilistiche che risaltano più fortemente. Numerose caratteristiche più peculiari affiorano inoltre confrontando l’ opera con la scena del “compianto su Cristo morto” appartenente al ciclo di affreschi eseguito dal Pordenone per il Duomo di Cremona. Il Maniago nel citare gli affreschi della chiesa li collocava dopo il 1524, anno della “rifabbrica”. Questo ed altri elementi portano dunque ad individuare nel primo lustro del terzo decennio il possibile riferimento cronologico per questo eccezionale testo artistico
La consegna di quest’opera al territorio di Pordenone rafforza dunque il filo che lega i cittadini alla loro città, poiché rendendo l’opera alla sua naturale collocazione, si riconosce il contenuto culturale intrinseco che la città di Pordenone porta con sé.
Info
Telefono 0434 392312
E-mail: museo.arte@comune.pordenone.it
www.comune.pordenone.it/museoarte
