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Considerazioni conclusive

L’analisi sui tempi di vita e di lavoro delle donne residenti a Pordenone e il loro rapporto con quelli imposti dalla città ha permesso di mettere in luce diversi aspetti relativi alle modalità di utilizzo dei tempi al femminile e alle esigenze di flessibilità temporale e di coordinamento delle diverse attività che quotidianamente le donne si trovano a gestire.

L’indagine ha prodotto, inoltre, interessanti risultati per quanto riguarda le eventuali azioni da attivare al fine di migliorare la qualità della vita delle donne attraverso l’avvio di politiche temporali attive in ogni sfera cittadina.

La domanda di tempo espressa dalla residenti non è solo di tipo quantitativo, ma anche di tipo qualitativo. Infatti, come abbiamo potuto riscontrare attraverso la ricerca, sebbene le donne riescano a mettere in atto quotidianamente delle strategie a incastro per riuscire a svolgere tutte le incombenze previste dai ruoli che contemporaneamente assumono – lavoratrici, mogli/partner, madri, figlie – la gestione temporale delle varie attività avviene spesso con grandi difficoltà, dovute non solo alla poca elasticità degli orari di lavoro, ma anche alla rigidità del sistema dei tempi della città, dai servizi al commercio, dalle scuole ai trasporti.

Questa premessa è necessaria nel considerare alcuni elementi emersi dalle rispose delle intervistate che potrebbero sembrare a prima vista contradditori. Infatti, se da una parte emerge la mancanza di effettive criticità per alcune delle dimensioni temporali considerate, come quelle delle scuole e dei servizi, dall’altra parte si rileva una significativa richiesta da parte delle donne di una maggiore flessibilità degli orari delle strutture e dei servizi urbani.

In realtà, le specifiche capacità femminili nella gestione delle eterogenee attività quotidiane – che si esplicano ad esempio nell’occuparsi nello stesso momento di cose differenti – sono state imposte dai vincoli temporali derivanti dall’organizzazione sociale della città. Le donne, quindi, avendo acquisita e fatta propria l’abitudine a un utilizzo frammentato del tempo caratterizzato da sovrapposizioni di attività, tendono a considerare gli orari della città come un elemento strutturale che non può essere modificato.

Il cambiamento dei tempi urbani, anche se percepito come necessario, non sempre viene interpretato come un’evoluzione positiva dello stato attuale dei regimi orari, soprattutto quando questi siano consolidati da tempo. La modificazione degli orari non è un fatto tecnico, neutrale: va ad incidere direttamente su organizzazioni temporali degli individui consolidate e radicate nel tempo. I soggetti possono rifiutare l’eventuale modifica dei loro orari sentendosi minacciati nei propri interessi o perché si sentono ancora legati a un modello organizzativo che, seppure presenti dei problemi e dei limiti, è a loro conosciuto(Zajczyk, 2000).

Nell’avviare interventi temporali urbani non si può, quindi, prescindere dal considerare l’impatto che questi potranno avere negli individui, in quanto modificare i ritmi di vita delle donne significa influenzare anche i ritmi di vita dei vari membri che compongono la loro famiglia. Per questo è necessario che le politiche temporali siano accompagnate e supportate da campagne informative sulle opportunità che tali cambiamenti possono apportare agli stili di vita dei singoli e delle famiglie, a livello di qualità della vita.

I principali risultati emersi

Prendiamo ora in considerazione le principali criticità emerse dall’indagine condotta, cercando di evidenziare gli elementi che caratterizzano la relazione esistente tra i tempi delle donne e quelli della città.

La doppia presenza femminile e il lavoro di cura
Nonostante si rilevi una tendenza verso una partecipazione maggiore del partner/marito alla gestione della casa e, in particolare nei confronti dei figli, il tempo di cura rimane per la maggior parte delle intervistate una loro responsabilità, anche nel caso in cui siano occupate. Particolarmente svantaggiate appaiono coloro che hanno un’età superiore ai 40 anni e quelle donne che hanno un impiego a tempo pieno. Queste ultime, infatti, sono costrette a ricorrere più delle occupate part-time al supporto di persone a pagamento che le aiutino nei lavori domestici e, nonostante il carico di lavoro superiore fuori casa, trovano nel marito/partner un sostegno di poco superiorerispetto a quello delle intervistate con un impiego part-time.

Nella gestione dei figli assumono una notevole rilevanza i genitori/suoceri. Questi, infatti, aiutano molto le donne, caratterizzandosi come un elemento indispensabile nell’organizzazione quotidiana delle varie attività. Tuttavia, la presenza dei genitori, non deve essere data per scontata, considerate le attuali tendenze verso la sempre minore disponibilità da parte delle donne adulte ad aiutare le figlie nella gestione dei carichi familiari, in quanto esse stesse ancora occupate nel mercato del lavoro o, se molto anziane o inferme, loro stesse bisognose di assistenza. Del resto lavoro di cura, per la sua natura, è un lavoro che si trasforma nel tempo, vincolato dal ciclo di vita della famiglia e delle vicende dei singoli individui che la compongono. Quindi, l’esigenza di tempo legato a questo tipo di attività inizialmente è rilevante per la presenza di figli, in particolare quando questi sono molto piccoli, mentre successivamente assume importanza per quanto riguarda la cura di persone anziane o con problemi di salute di una gravità tale da necessitare l’assistenza da parte di altre persone. In quest’ultimo caso sono, quindi, maggiormente svantaggiate le donne di età più avanzata che, oltre all’attività di assistenza, si prendono in carico anche il disbrigo di varie commissioni e incombenze burocratiche della persona assistita.

I tempi della città
Scuole, asili e asili nido. L’accompagnamento dei figli nelle varie strutture scolastiche e negli asili viene delegato per la maggior parte dei casi alla donna, soprattutto quando i figli sono molto piccoli. Il maggior numero di figli pesa sull’opinione delle intervistate riguardo l’adeguatezza degli orari di asili e scuole rispetto ai propri orari lavorativi. Coloro che devono badare a più di un figlio, infatti, trovano maggiori difficoltà nel conciliare i propri tempi con quelli degli istituti in cui sono iscritti i propri figli. Sembra, quindi, emergere una domanda di raccordo temporale tra gli orari dei vari istituti, in modo da permettere alle donne di gestire al meglio l’intreccio di impegni familiari e lavorativi.

I tempi del lavoro e i tempi dei servizi pubblici
. I servizi pubblici che vengono maggiormente utilizzati dalle donne sono anche quelli per i quali si riscontrano le maggiori criticità a livello di accesso temporale. In particolare si tratta degli uffici comunali, dell’ospedale e dell’Azienda socio sanitaria. Anche in questo caso le donne occupate a tempo pieno rilevano maggiori difficoltà nella compatibilità tra gli orari degli sportelli e gli orari lavorativi rispetto a coloro che hanno un impiego part-time. Non solo, infatti anche coloro che risiedono fuori Pordenone si dimostrano più critiche nei confronti degli orari dei servizi rispetto a chi risiede in città, probabilmente perché il tempo necessario per raggiungere la sede degli sportelli diventa un’aggravante al vincolo degli orari lavorativi.

I tempi del lavoro e i tempi del commercio. Sono gli sportelli bancari a rilevare i livelli di soddisfazione minore per quanto riguarda l’adeguatezza dei loro orari. Rispetto a supermercati e negozi, le banche sembrano, quindi, usufruire di un’inferiore flessibilità temporale che va a scapito delle esigenze di tempo espresse dalle intervistate. Considerando in generale tutti gli esercizi pubblici le donne con un lavoro full time dimostrano maggiori difficoltà nel riuscire a conciliare i propri orari lavorativi con quelli di supermercati, banche e negozi, rispetto alle donne con un impiego a tempo ridotto.

Non solo, la pausa pranzo risulta essere di estrema importanza, in quanto, se presente nella giornata lavorativa della donna, diventa un’ulteriore criticità dovuta principalmente a due ragioni. La prima riguarda il fatto che la sua collocazione a metà giornata, quando gli esercizi pubblici sono chiusi, non permette alle donne che ne usufruiscono di compiere alcuni acquisti o di sbrigare varie commissioni. La seconda è legata al fatto che la presenza della pausa implica uno spostamento della fine della giornata lavorativa che si sovrappone con quella di supermercati e negozi. Si riesce, quindi, facilmente a comprendere come questa criticità potrebbe essere trasformata in opportunità in seguito alla modifica degli orari di apertura degli esercizi pubblici.

Gli spostamenti e i trasporti pubblici.
Accanto alla preponderanza dell’utilizzo dell’auto negli spostamenti casa-lavoro, si rileva una percentuale molto bassa di donne che utilizzano i mezzi di trasporto pubblici urbani. Inoltre, considerando tutti gli spostamenti all’interno della città, emergono principalmente due criticità. La prima fa riferimento alla scarsa conoscenza dei mezzi di trasporto pubblico da parte di quasi la metà delle intervistate (il 47,5% non sa rispondere riguardo l’adeguatezza del sistema di trasporti pubblici dal punto di vista della copertura del territorio e il 48,5% non sa rispondere riguardo l’adeguatezza della copertura delle fasce orarie da parte di corriere e autobus), la seconda riguarda il giudizio estremamente negativo che viene dato al servizio di trasporto pubblico stesso (ritenuto per niente adeguato per la copertura del territorio dal 30,5% delle donne e per l’estensione delle fasce orarie dal 28% delle intervistate).

Inoltre, coloro che ritengono inadeguati i servizi di trasporto pubblico danno come motivazioni principali la scarsa frequenza delle partenze, indicata soprattutto dalle donne di età più avanzata, e la scarsa estensione delle distanze coperte, indicata in particolare dalle intervistate più giovani.

In definitiva, dunque, per quanto riguarda la pianificazione del tempo, uno dei presupposti da cui muovere è che il tempo, o meglio il modello temporale, sia uno strumento e non un oggetto: in realtà non si pianifica il “tempo” bensì attraverso un intervento sul tempo si pianifica la vita degli individui, si organizzano le attività sociali, si sincronizzano le vite individuali con i ritmi sociali, si determinano i limiti di fruibilità dei servizi, e così via. Intervenire sul tempo, dunque, non può prescindere dalla considerazione che non vi è un modo “ottimale” di investire il tempo bensì che l’obiettivo da ricercare è quello di utilizzare la configurazione del modello temporale per depotenziare i conflitti tra gli individui, per ordinare la vita dei cittadini, per rendere più agevole la quotidianità. In tal senso, un  piano, in altri termini, può essere il risultato di forze diverse e molteplici che pur muovendo da punti diversi, e forse talvolta distanti, trovano dei punti di accordo in virtù di un migliore funzionamento e di una maggiore vivibilità della città.

Il vivere sociale implica necessariamente il bisogno di sincronizzare la propria vita con quella degli altri e ciò è tanto più evidente quanto più le società si complicano. Il tempo ha avuto il ruolo di rendere possibile questa sincronizzazione: sinora il modello temporale che ha reso possibile la vita sociale era improntato alla sincronizzazione: i ritmi di lavoro e di riposo erano abbastanza omogenei e coinvolgevano in modo simultaneo gli occupati. Sino a un decennio fa il modello temporale standard era quello basato sulla definizione classica di lavoro a tempo pieno, di tipo fordista, con precise necessità di organizzazione temporale come l’adozione di orari di lavoro standard. A livello sociale più complessivo, la diffusione dell’orario standard ha contribuito a diffondere modelli di vita industriale e urbana in tutti gli strati sociali anche non direttamente collegati all’industria, agendo come potente fattore di omologazione sociale.

Oggi la progressiva flessibilizzazione dei tempi e dei modi di lavoro, che oltretutto interessa sempre di più la componente femminile della forza lavoro locale, l’incertezza e la variazione delle esigenze di mercato impatta non solo sulla domanda di tempo, ma anche aprendo nuove prospettive alle organizzazioni di servizio: la flessibilizzazione temporale può significare la possibilità di ampliare e migliorare l’offerta del servizio prestato ai clienti o utenti.

Se da una parte quindi i mutamenti in corso sospingono verso un graduale declino dei tradizionali “sincronismi sociali” su cui grava l’intera organizzazione sociale, dall’altra essi impongono la ricerca di una nuova idea di regolarità temporale, fondata su una relazione dinamica tra tempo di lavoro e tempo di vita, in cui la città e la sua amministrazione rivestono un ruolo fondamentale.

Alcune proposte operative

Sulla base di quanto emerso dall’indagine realizzata, è possibile individuare e suggerire alcune strategie all’Amministrazione comunale volte a favorire, attraverso una politica dei tempi e una rimodulazione degli stessi, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro della donna con i tempi della città.

Servizi e orari scolastici family friendly a sostengo della madre lavoratrice
Una prima proposta a sostegno della donna nel suo ruolo di madre e lavoratrice riguarda non solo il coordinamento tra istituti scolastici, scuole materne e asili nido al fine di andare incontro alle esigenze delle donne che devono accompagnare figli di età diversa in istituti differenti, ma anche una tipologia flessibile di apertura e chiusura delle strutture – in particolare di quelle scolastiche – che permetta alla madre lavoratrice di lasciare il proprio figlio a personale qualificato all’interno dello stesso edificio, prima dell’inizio e dopo la fine delle lezioni (pre e post accoglienza). Ciò renderebbe meno problematica e frenetica l’entrata e l’uscita dal luogo di lavoro per raggiungere l’istituto in cui è iscritto il figlio, al fine di evitare di lasciarlo da solo o di chiedere a qualcun altro (genitori, suoceri, baby sitter) di occuparsene.

Una seconda proposta viene formulata soprattutto pensando alle esigenze delle madri con figli che frequentano la scuola elementare e media. Come si è potuto rilevare dalla ricerca, infatti, l’elevarsi dell’età dei figli permette che questi siano in grado di recarsi a scuola da soli, sgravando in questo modo la madre lavoratrice di un impegno che nell’organizzazione temporale della giornata assume una rilevanza notevole. Si tratterebbe, quindi, di avviare, o nel caso in cui siano già avviati, di implementare progetti di percorsi facilitati degli alunni da casa verso scuola e viceversa in sicurezza (ripensando per esempio i percorsi delle piste ciclabili, o introducendo le figure istituzionalizzate del nonno-vigile, coinvolgendo alcuni anziani, o di iniziative come quella realizzata a Udine e intitolata “A scuola ci andiamo da soli”, nell’ambito del Progetto Città Sane(1), che prevede percorsi dedicati ai bambini, punti di raccolta lungo il tragitto e vigilanza nei punti-chiave dei percorsi).

Apertura pomeridiana dei servizi pubblici e istituzione di una “giornata del cittadino”

Una delle principali soluzioni ipotizzate dalle intervistate al fine di migliorare l’accesso ai servizi pubblici riguarda l’apertura degli stessi nella fascia pomeridiana. A questo proposito è bene sottolineare che nel Comune di Pordenone esiste già questa apertura. In particolare, gli uffici comunali sono aperti il lunedì e giovedì pomeriggio, mentre esiste un’apertura diversa per ognuno degli altri servizi pubblici. Sarebbe, quindi, interessante approfondire se le intervistate siano a conoscenza di tali aperture, mentre attraverso il Progetto Temp.Ora si procede alla mappatura di quegli uffici pubblici che ancora aderiscono all’iniziativa di unificare in una giornata unica l’apertura pomeridiana.

Nel caso in cui non ne fossero a conoscenza, ma preso anche atto dell’interesse evidenziato dalle intervistate di essere informate in proposito, si evidenzierebbe la necessità di migliorare l’informazione degli utenti rispetto a questa opportunità. L’informazione, quindi, dovrebbe avvenire su diversi livelli, coinvolgendo da un lato l’intera popolazione potenziale fruitrice di tali servizi, dall’altro lato gli effettivi utenti nel momento in cui si recano presso i servizi stessi. Mentre nel primo caso i canali utilizzati potrebbero essere i media locali e la distribuzione di depliant informativi, nel secondo caso si potrebbe ipotizzare un potenziamento del sistema comunicativo presente nella sede del servizio. Gli utenti, infatti, per acquisire l’abitudine ad accedere in maniera autonoma alle informazioni relative al funzionamento del servizio dovrebbero “poter disporre di una comunicazione facilmente individuabile, gradevole e capace di attrarre l’attenzione, chiara nell’esposizione, ben visibile, esaustiva delle informazioni utili per espletare le pratiche” (Belloni C., 2001).

Nel caso in cui, invece, le intervistate fossero a conoscenza dell’apertura pomeridiana dei servizi pubblici, si può ipotizzare che l’estensione dell’orario di apertura non sia sufficiente o vada comunque a sovrapporsi a quello lavorativo. In tal caso sarebbe necessario provvedere ad un ripensamento degli orari di apertura, prolungandoli, come ad esempio nel tardo pomeriggio, in cui l’accesso delle utenti con un lavoro a tempo pieno sia possibile senza che queste debbano chiedere un permesso di lavoro. L’apertura pomeridiana, inoltre, non dovrebbe essere realizzata attraverso un allungamento generalizzato e diffuso degli orari di tutti i servizi pubblici, che potrebbe risultare sproporzionato rispetto alla domanda, ma dovrebbe riguardare in particolare quei servizi che, come si è rilevato dalle interviste, riscontrano maggiori criticità. Si tratta degli uffici comunali, dell’ospedale e dell’Azienda socio sanitaria, degli uffici postali periferici e dell’Inps.

Un’altra proposta già adottata da diversi Comuni italiani riguarda l’istituzione di una “giornata del cittadino”(2), in cui viene garantita l’apertura a orario continuato di tutti gli uffici pubblici, consentendo all’utente di usufruire anche della pausa pranzo per sbrigare alcune commissioni e pratiche burocratiche.

Sia l’apertura pomeridiana che la giornata ad orario continuato permetterebbero di desincronizzare gli orari dei servizi rispetto a quelli del lavoro.

Utilizzo della tecnologia e delocalizzazione dei servizi pubblici
Un modo per riqualificare i servizi pubblici, rendendoli maggiormente accessibili agli utenti riguarda l’utilizzo della tecnologia. Il ricorso alla strumentazione tecnologica determina una fruizione self-service di beni e servizi che consente all’utente di risparmiare il tempo che altrimenti avrebbe dovuto utilizzare nello spostamento in città per recarsi nella sede del servizio e nell’attesa del proprio turno allo sportello. Quindi, l’implementazione di servizi, come le prenotazioni, le autocertificazioni e la richiesta di documenti e informazioni on-line, risulterebbe estremamente efficace al fine di migliorare il rapporto tra i tempi delle utenti e i tempi degli uffici pubblici.

Inoltre, potrebbe essere utile creare un sito Internet attraverso il quale mettere a disposizione uno spazio informativo relativo alle iniziative che vengono realizzate dal Comune riguardo i tempi della città e raccogliere in maniera ragionata tutti gli orari di apertura e chiusura dei servizi pubblici, aggiornati periodicamente. Non solo, anche la creazione di una casella di posta elettronica potrebbe permettere alle utenti di chiedere determinate informazioni senza doversi recare allo sportello, guadagnando in questo modo ulteriore tempo per sé e per la propria famiglia.

La delocalizzazione di alcuni servizi pubblici (per esempio dei totem informatizzati cui accedere con schede magnetiche per ottenere dei certificati) risulterebbe molto utile sotto diversi punti di vista. Innanzi tutto, permetterebbe alle donne che risiedono o che lavorano fuori dal centro urbano di non doversi spostare eccessivamente per recarsi negli sportelli, facendo loro risparmiare tempo. In secondo luogo le sedi decentrate potrebbero essere utilizzate anche come punti informativi attraverso i quali orientarsi nella complessità dei servizi presenti in città, reperendo informazioni su orari e servizi erogati dalle sedi centrali.

Estensione dell’orario del commercio e implementazione del sistema dei trasporti

Al fine di andare incontro alle esigenze delle donne con un impiego a tempo pieno e con rilevanti carichi familiari, viene suggerita l’apertura serale e durante la pausa pranzo di supermercati, sportelli bancari e altri negozi nell’arco di tutta la settimana. Questa estensione temporale, favorirebbe la gestione delle varie attività svolte durante la giornata dalla donna, permettendole di scegliere il momento più opportuno, ricavato tra i vari impegni lavorativi e familiari, per svolgere la spesa o recarsi in banca. Si tratta evidentemente di un passo estremamente delicato e possibile solo aprendo un dibattito che coinvolga parti sociali e associazioni di categoria, ma anche eventuali comitati dei cittadini, al fine di discutere gli ostacoli che una rimodulazione in tal senso potrebbe avere sia sui clienti, sia sui lavoratori, sia sui gestori degli esercizi. In tal senso sarebbe da ipotizzare una sperimentazione per un arco di tempo limitato e un monitoraggio dei risultati.

Infine, una rete di trasporti pubblici urbani ben articolata e attenta alle esigenze delle utenti può abbreviare notevolmente il tragitto quotidiano, non solo dal lavoro a casa e viceversa, ma anche nei vari spostamenti urbani di breve distanza, contribuendo ad una migliore conciliazione dei tempi dedicati al lavoro e alla famiglia. Una proposta per migliorare la mobilità cittadina sarebbe quella di focalizzare l’attenzione verso alcuni target particolari di donne.

Si tratta da un lato delle donne lavoratrici che necessitano di trovare un servizio di trasporti che consenta loro di recarsi da casa al luogo di lavoro, anche nel caso in cui questo si trovi ad una notevole distanza dal centro cittadino. Dall’altro lato si tratta di donne residenti a Pordenone che utilizzerebbero i trasporti pubblici, non per recarsi sul posto di lavoro, ma per spostarsi da una parte all’altra della città, ad esempio dalla sede di lavoro ad un ufficio pubblico o ad un supermercato, senza dover ricorrere all’auto privata e, quindi, evitando la perdita di tempo dovuta al traffico cittadino e alla ricerca di parcheggio. Questi servizi dovrebbero essere introdotti con dei costi accessibili all’utenza, in modo da avvicinare anche quella parte di popolazione che fino ad ora non è mai stata utente del servizio di trasporto pubblico.

Accanto al miglioramento della rete di trasporti pubblici, sarebbe utile offrire a coloro che necessitano di svolgere spostamenti di breve distanza un’implementazione delle piste ciclabili, mentre per coloro che, invece, arrivano da fuori Pordenone e devono recarsi in centro potrebbero essere sperimentati dei servizi di bus navetta con parcheggi scambiatori.

Avvio di una campagna informativa
A supporto delle azioni di estensione degli orari dei servizi pubblici, appare necessaria una campagna informativa capillare. Per quanto riguarda i servizi pubblici, l’istituzione di una giornata del cittadino, per essere efficace e trovare un riscontro positivo tra le utenti, deve rendersi visibile e accessibile. Per questo motivo la creazione di un depliant, sia in formato cartaceo, oltre che disponibile on line, con l’indicazione delle giornate e degli orari dei servizi coinvolti appare come una tappa necessaria e strategica.

L’informazione è un elemento che non deve essere sottovalutato, in quanto deve farsi anche promotrice di un cambiamento che riguarda stili di vita reiterati nel tempo e, quindi, diventati abitudine. Se il cambiamento degli orari apporta alcune novità, l’informazione deve essere in grado di mostrare le potenzialità e opportunità sottese ad essa.



(1) Cfr: www.comune.udine.it

(2) Tra cui si segnala in particolare l’esperienza del Comune di Rimini e di Cremona, in cui il progetto ha avuto un duplice impatto: favorire la conciliazione dei tempi, ma anche rivitalizzare alcune aree della città, quale potrebbe essere il quartiere direzionale di Pordenone, soggetto a completo svuotamento nelle ore serali. Cfr.: www.comune.rimini.it e www.comune.cremona.it