Questo sito fa parte di www.comune.pordenone.it

Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Strumenti personali
Comune di Pordenone - Sito Web ufficiale
Contatti

Corso Vittorio Emanuele II, 64 33170 Pordenone

tel. 0434 392111

P.I. 00081570939

C.F. 80002150938

Posta Elettronica Certificata comune.pordenone@certgov.fvg.it

Associazioni online
Home Associazioni Circolo "Emiliano Zapata" Cucine del popolo

Cucine del popolo

L'alimentazione è stata ed è, di gran lunga, l'arma utilizzata per la schiavitù dei molti a vantaggio di pochi pochissimi, sempre più ricchi e monopolizzatori.
Cucine del popolo
Close
Cucine del popolo

Cucine del popolo

Quando: dal 01/01/2018 al 30/12/2020

Dove: Via Pirandello, 22 - (quartiere Villanova) Pordenone

Contatto: Lino - 3396812954

Aggiungi l'evento al calendario: iCal - Google Calendar

Questo evento è stato segnalato dall'associazione: Circolo "Emiliano Zapata"

Un’idea e una progettualità per la sezione pordenonese delle Cucine del Popolo

Premessa

Le Cucine del Popolo (http://www.cucine.arealibertaria.org/) nascono a Reggio Emilia, da un’idea di tre compagni della FAI reggiana, travolti “da una vivace discussione su vini e politica, editoria e anarchia”, con Sandro Bortone, studioso e libraio, e con l’anarchenologo Gino Veronelli.
Crebbe così la voglia di costruire un progetto che sapesse riannodare, intrecciare ma anche innovare le storie di “luoghi, tempi e ricettari delle utopie alimentari”, per superare le imposizioni del “capitale alimentare” e riscoprire la storia di una tavola proletaria, estranea per sua natura al declino omologante di un certa “cucina” globale.
Il primo happening su “cibo, vino e anarchia”, tenutosi nel 2003, si nutrirà del dibattito con lo stesso Veronelli sulle esperienze delle “cucine rosse, sulle mense anarchiche, sui presidi della solidarietà operaia e sulla loro valenza sociale, aggregativa e nutrizionale”. Fornirà le solide basi per il progetto delle Cucine del Popolo che porteranno nel 2004 al primo partecipato convegno a Massenzatico dal titolo “le Cucine del Popolo - la rivoluzione a tavola”. Non è un caso che proprio Massenzatico sia la sede storica delle Cucine del Popolo, lì infatti si è costituita la prima Casa del Popolo in Italia nel 1893 e la Cooperativa di Consumo nel 1895.
Da quella data si susseguono i convegni internazionali a carattere biennale che affrontano ad ogni scadenza un diverso tema sociale messo in relazione con la gastronomia popolare: nel 2006 “le cucine letterarie - tavola proletaria e narrativa sociale”, nel 2008 “le cucine dell’utopista - viaggi, sogni, bisogni, rivoluzioni”, nel 2010 “le cucine della locomotiva - visioni, migrazioni, movimenti, liberazioni”, nel 2012 “le cucine della rivoluzione”, nel 2014 “le cucine della solidarietà”, nel 2016 “le cucine dell’amore”. In tutti questi anni le Cucine si sono arricchite grazie alla collaborazione di autorevoli studiosi, scrittori, artisti d’avanguardia, giornalisti, militanti da ogni parte d’italia e dall’estero e da un gruppo di librai che hanno sempre sostenuto il progetto mediante fiere del libro e incontri con autori ed editori.
Nel frattempo viene costituito il Centro Studi Cucine del Popolo per approfondire tematiche come “il cibo nella storia del movimento operaio e delle avanguardie artistiche e letterarie” e sviluppare percorsi con laboratori dell'alimentazione, produzioni artigianali, coordinamenti autogestiti e iniziative culturali sulla contemporaneità.
Fin dall’inizio di questa avventura le Cucine del Popolo vogliono essere una realtà autogestita dove si pratica l’integrazione dei ruoli e dei compiti per favorire una partecipazione collettiva evitando pericolose specializzazioni. Tutte le decisioni sono prese dall’assemblea generale che ha il compito di sollecitare lo scambio di idee mediante una partecipazione diffusa. I meccanismi organizzativi partono dal semplice per arrivare il complesso secondo un chiaro schema federativo. Gli incarichi di rappresentanza e di lavoro hanno un valore esclusivamente tecnico e sono sottoposti a puntuali verifiche assembleari. L’attività pratica si fonda sull’impegno in prima persona libero e volontario senza alcuna retribuzione. Naturalmente non sono ammessi i finanziamenti pubblici di alcun genere, che condizionerebbero l’iniziativa rendendo impraticabili forme autentiche di autogestione. Sono e saranno sempre un soggetto indipendente da qualsiasi partito, lobby o associazione nella misura in cui l’autonomia progettuale è l’elemento fondante della loro/nostra storia; una storia potente perché è venuta dal basso per restare al basso mantenendo una visione orizzontale ed evitando qualsiasi forma di condizionamento. Cercando una sintesi a questa esperienza, scrive Gianandrea Ferrari “Possiamo dire che anche grazie a questo "viaggio" si è tornato a parlare del significato della cucina sociale, della valorizzazione di un consumo critico, dello sviluppo di forme solidaristiche sul piano alimentare, della riproposta di spazi sociali, osterie e caffè letterari e altri luoghi” e ancora “oggi come allora l'obiettivo è quello di costruire un'intelligenza collettiva alimentare che vada oltre l'uso capitalistico del cibo. Grezza ed irrequieta, ribelle e curiosa, profondamente libertaria”.

Pordenone raccoglie la sfida

Anche la realtà pordenonese ha una storia sociale e operaia, basti pensare alle barricate di Torre del 1921, o alla stessa Casa del Popolo di Torre, iniziata nel 1909 e inaugurata nel 1911, per volontà delle operaie e degli operai del Cotonificio Veneziano; ancora tangibile poi è la lunga tradizione delle Cooperative di Consumo. Riferendosi ai tempi attuali non è esente da esperienze, seppur minoritarie e spesso spezzettate e parziali, che assomigliano per spirito e intenti a quanto succede un po’ ovunque. Pensiamo alle edizioni del Torneo Antirazzista che grazie alla cucina e allo sport, attraverso la coesione e la convivialità volevano dare una risposta all’insorgenza di una xenofobia che si stava sempre di più affermando. E
ancora: dalle edizioni di “Autogestione dei Territori dei Saperi” svolte a Villanova al festival delle “Resistenze Alimentari” in Val Tramontina, fino all’espansione dei GAS (Gruppi di Acquisti Solidali) nel pordenonese o del GAP (Gruppo Acquisto Popolare) a Torre di Pordenone. Questo in un territorio che recentemente ha visto nascere orti sociali e urbani, produzioni indipendenti legate a coltivazioni naturali. Si sono tenute iniziative e convegni specifici, sia storici sia attuali su questioni alimentari, dal locale al globale. Sono nati anche comitati come il Coordinamento per la Biodiversità, sulle tematiche OGM, che ha cercato di uscire dalle sacche di contrapposizioni spesso fittizie “Coldiretti vs Fidenato”.
Materia e materiali su cui ragionare ce ne sono molti, ma sono spesso distanti e slegati. L’idea delle Cucine del Popolo ci offre l’opportunità di cominciare a pensare e aggregare attorno ad una tavola, possibilmente molto grande, aperta e desiderabile, tutte quelle persone e realtà che si stanno muovendo in una direzione di riappropriazione dei tempi e dei luoghi della socialità; riscoprendo quanto importante siano stati in passato i rapporti tra cibo, popolazioni ed emancipazione e come siano ancora oggi motivo di inclusione ma anche di contraddizioni positive in un territorio come il nostro, che vive con paura e diffidenza migrazioni, diversità e un “nuovo” abitare piazze e quartieri da parte di una socialità sempre più meticcia. Obbiettivo principe è produrre una “cultura gastronomica alternativa e differente” che sappia avvicinare gastronomia e convivialità, socialismo e solidarietà: un laboratorio sociale unico nel suo genere che metta a confronto le cucine etniche con quelle popolari, le cucine tradizionali con quelle immaginarie e con esse le persone coinvolte. Per ottenere questo non basta la mera riscoperta delle tradizioni gastronomiche ma occorre evidenziare le contaminazioni con le culture che hanno attraversato e attraversano il territorio. Guardando la nostra cucina, che va ben oltre i confini della provincia di Pordenone, si può ripercorrere una storia sociale legata alla sussistenza ma anche alla cooperazione e al mutuo appoggio per la sopravvivenza: terreni collettivi comunali, cooperative e latterie turnarie. Questi sono alcuni esempi di come la tradizione può riproporre oggi, con ancor più forza, vere forme di mutualismo e cooperazione solidale. Di fronte a questa fase di crisi sociale e di degradazione alimentare bisogna creare esperienze all’insegna della solidarietà di classe. Le Cucine del Popolo si rivolgono agli ultimi perché “siamo sicuri che la nostra ‘vitamina sociale’ possa nutrire il cervello nel conflitto e nella fantasia”. Per non disattendere questa alta aspettativa non si può non ripensare alle casse di solidarietà anche con l’intento di legare il progetto delle Cucine alle vertenze in atto, al rilancio e supporto delle presenti e future lotte della classe lavoratrice.
In questo contesto accogliere la sfida di creare una sezione pordenonese, con
la sua peculiarità e una sua autonoma progettualità, è una risorsa che riteniamo preziosa.

Chi, cosa e come

Per intraprendere un percorso come questo è necessario incontrarsi e discutere con genuinità di approcci e obiettivi condivisi. Non è casuale scegliere e scegliersi per cominciare questo progetto: riconoscersi nel metodo, quello libertario e orizzontale, nel prendere le decisioni; redigere un “manifesto” d’intenti e di organizzazione. Mettere in campo risorse e ricchezze fatte di relazioni e sensibilità sono tutti elementi costitutivi a garanzia del successo di questa iniziativa.
Una prima intuitiva e grezza bozza su cui discutere possiamo riassumerla così:
- individuare tutti i soggetti coinvolti in percorsi legati al cibo, all’alimentazione, alla loro storia, a progetti passati e in itinere (persone, associazioni, realtà, gruppi ecc.)
- coinvolgere artisti di ogni ambito e disciplina interessati a lavorare ed esprimersi su queste tematiche, declinandole nei modi a loro più creativi e congeniali possibili
- stabilire una sede per le riunioni, delle date indicative per gettare le basi del sodalizio e del progetto, definire manifesto e immaginario (grafico e concettuale)
- decidere quali priorità valorizzare inizialmente (ad esempio nascita di un GASP- Gruppo Acquisto solidale e Popolare o simile, promozione di mercati per stimolare esperienze autogestite ed ecosolidali, primo evento da realizzare, laboratori workshop ecc.)
- pensare ad un calendario di iniziative su cui investire con date e luoghi idonei

Circolo Libertario Emiliano Zapata Pordenone

Cerca
Eventi
  • Cucine del popolo

    dal 01/01/2018 al 30/12/2020

    L'alimentazione è stata ed è, di gran lunga, l'arma utilizzata per la schiavitù dei molti a vantaggio di pochi pochissimi, sempre più ricchi e monopolizzatori.

  • OGNI VENERDI' DALLE 14.30 ALLE 16.00 GRUPPO AUTO MUTUO AIUTO

    dal 12/01/2018 al 12/01/2019

    Ogni venerdì dalle 14.30 alle 16.00 si riunirà il gruppo di Auto Mutuo Aiuto per i colpiti da ictus o per i loro familiari con il supporto di una psicologa

  • Mano a mano 2018

    dal 24/02/2018 al 24/11/2018

    Incontri per genitori con la dott.ssa Maela Lorenzon

  • 23° Pordenone Music Festival

    dal 30/04/2018 al 30/11/2018

    Un festival con due forti obiettivi: offrire un luogo di incontro tra chi produce musica e chi ne fruisce; portare musica di qualità a chi non è mai entrato in sala da concerto.

  • VideoCinema&Scuola 2018-19

    dal 16/07/2018 al 23/02/2019

    BANDO DI CONCORSO INTERNAZIONALE DI MULTIMEDIALITÀ 2018-201