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Com'è andato il simposio inaugurale

15 settembre 2012 – Come procede
Foto: Elisa Cozzarini

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Foto: Elisa Cozzarini

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Con il simposio inaugurale di oggi è iniziato ufficialmente il percorso partecipato verso il nuovo Piano regolatore di Pordenone. Buona l'accoglienza dei pordenonesi, che hanno riempito in fretta le due sale attrezzate per l'occasione a Palazzo Badini: almeno 150 persone hanno seguito i lavori della mattina dedicati a visioni ed esperienze intorno alla smart city, mentre oltre 50 cittadini hanno animato i laboratori civici del pomeriggio.

Il simposio è stato aperto dal sindaco di Pordenone Claudio Pedrotti, che nel suo intervento ha descritto il modello della smart city come un'occasione «per fare un salto gigantesco nella gestione della complessità». Di fronte a una crisi che ci costringerà in ogni caso a mettere in discussione le nostre abitudini e a difendere i nostri valori, ha detto Pedrotti, «serve la tecnologia, ma serve soprattutto la testa». L'assessore all'urbanistica Martina Toffolo ha poi riaffermato la volontà dell'amministrazione comunale di giungere al nuovo Piano Regolatore Generale attraverso un percorso di ascolto e condivisione, che garantisca un ampio coinvolgimento della città.

È stato quindi presentato il social trailer girato nei giorni scorsi in piazza Cavour con la partecipazione dei cittadini, cento sguardi sulla città da cui partire idealmente per invitare tutti a metterla in discussione.

Quattro gli esperti chiamati a dare sostanza al modello della smart city. Per il giornalista Luca De Biase la smart city è una piattaforma in grado di liberare l'energia creativa dei cittadini (leggi la traccia del suo intervento). «È la società umana che si adatta al cambiamento. Stiamo costruendo qualcosa che avrà una lunga durata, nel bene o nel male», ha detto De Biase. Quando a rendere la città «più facile», ha ironizzato, «a me, che vengo da una città come Milano e vivo al confine tra due quartieri etnici, viene da pensare che siate un po' paranoici».

«Una città non è smart perché usa la tecnologia, ma per come usa la tecnologia. La smart city è un percorso, non una destinazione finale», ha sottolineato Michele Vianello (vedi le slide), direttore del Vega-Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia, che si è soffermato su come il cloud computing, l'internet delle cose, il coworking cambiano i tempi e gli spazi delle nostre comunità.

Alberto Cottica, ricercatore e sperimentatore di politiche pubbliche partecipative al Consiglio d'Europa, ha condiviso la sua visione sull'azione di governo ai tempi della rete, enfatizzando le opportunità che internet offre per rinsaldare il rapporto con i cittadini, ma anche le implicazioni in fatto di privacy e di gestione dei dati che i social network più popolari pongono alle pubbliche amministrazioni.

Infine la giornalista Elisabetta Tola ha portato diverse esperienze internazionali data journalism (vedi le slide), ovvero la specializzazione del giornalismo che, scavando nei repertori di dati e mettendo in relazione tra loro le informazioni, riesce a ricavare punti di vista inconsueti e approfonditi sulla realtà.

Sono quindi stati presentati tre casi studio di territori che hanno intrapreso percorsi verso la smart city. Gianluigi Cogo ha condiviso le riflessioni in corso alla Regione Veneto e gli investimenti in connettività, cloud computing e cultura digitale promossi finora (vedi le slide). Gloria Piaggio ha portato l'esperienza del Comune di Genova, dove la smart city viene progettata e costruita da un'associazione che riunisce i principali portatori di interesse del territorio e alcune aziende private. Infine Valentino Savino ha approfondito le soluzioni per la gestione smart della mobilità che il Comune di Milano demanda a un'agenzia controllata.

Al simposio era presente anche Enrico Finzi, che accompagnerà Pordenone per l'intero percorso di Pordenone più facile, fornendo chiavi di lettura sociologiche e spunti di riflessione. Nel tratteggiare una sintesi della mattina, Finzi si è soffermato sulla smart city come possibile stimolo alla rinascita di una cultura del conflitto, perché favorisce il confronto e la negoziazione tra punti di vista diversi.

Nel pomeriggio i partecipanti sono stati divisi in cinque gruppi e, sotto la guida di un facilitatore, si sono confrontati sulla declinazione locale del modello della città smart, dove la parola smart è stata svolta come acronimo in sostenibile, mobile, accogliente, resiliente, trasparente. Al termine dei lavori ogni gruppo ha illustrato la propria sintesi in assemblea plenaria. I contributi raccolti verranno ora analizzati e condivisi in modo aggregato nei prossimi giorni (anche su questo blog). Da questo materiale prenderà avvio il prossimo 29 settembre il ciclo di cinque laboratori partecipati.

 

Altri spunti e materiali sul simposio

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