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Curiosità bibliografiche

Presso la Biblioteca Civica di Pordenone, sono conservate due curiosità bibliografiche del 19° secolo: il più piccolo libro del mondo e l’edizione in microcalligrafo della Divina Commedia.

Si tratta di edizioni importanti più per l’originalità della loro dimensione e quindi per lo stupore che possono destare sul pubblico che per la loro vera e propria utilità intrinseca.

Nell’Ottocento ed in particolare modo nella sua seconda metà, in Europa, si era diffusa tra i bibliofili, una passione per le edizioni bibliografiche microscopiche, si trattava di pubblicazioni in piccolissimo formato 64° e 128°.

La singolarità di tali edizioni consisteva nella preparazione dei caratteri a stampa, che erano fusi effettivamente in corpo piccolo, non già a righe o pagine litografate, o ridotte a piccole dimensioni con un determinato procedimento fotografico.

Un tipografo di Piacenza, Antonio Farina, incise i più piccoli caratteri fino ad ora conosciuti, quelli in due punti, fusi però col corpo 3. Con essi fu stampato a Padova, nel 1878, dai tipografi fratelli Salmin, il famoso Dantino, che rappresenta senza dubbio uno dei più piccoli libri del mondo, non tanto per le dimensioni delle pagine, che misurano 57x34 mm, quanto per la piccolezza dei caratteri usati.

Nel 1897 gli stessi caratteri furono usati dai fratelli Salmin per la stampa di una famosa Lettera di Galileo a Cristina di Lorena, madre di Cosimo de’ Medici, colui che lo aveva insignito del titolo di Primo Matematico e Filosofo del Granducato di Toscana. Lettera in cui Galileo, accusato dal Sant’Uffizio di eterodossia in quanto sostenitore delle idee eliocentriche copernicane, sintetizza i risultati delle proprie investigazioni scientifiche, e al contempo, cerca di giustificarle a petto delle Sacre Scritture.

L’opera per le ridottissime dimensioni delle pagine (15x9 mm), può considerarsi in senso assoluto il più piccolo libro del mondo stampato a caratteri mobili. Di esso esistono solo quattro copie: una conservata presso la Biblioteca Civica di Pordenone, una presso la Biblioteca Civica “Angelo Mai” di Bergamo, una alla Biblioteca Malatestiana di Cesena, ed una alla Biblioteca Civica “Berio” di Genova.

La storia dell’arte della stampa in Friuli-Venezia Giulia non ricorda edizioni microscopiche ottenute, nell’ottocento, mediante l’incisione di caratteri minimi, ricorda invece la pubblicazione di una stranissima edizione della Divina Commedia approntata e realizzata con sistema originalissimo da un tipografo di Gorizia, Francesco Cossovel.

La storia della realizzazione di questa Divina Commedia, che ci è stata tramandata, ha un vago sapore di leggenda.

Essa racconta che nella seconda metà dell’Ottocento, una terribile sventura turbò la tranquilla ed operosa esistenza del tipografo goriziano: un improvviso cedimento del pavimento della soffitta in cui stava giocando il figlioletto, lo fece precipitare al piano sottostante, uccidendolo. Il Cossovel rimase tanto colpito dalla sciagura che, per un fenomeno molto raro, i suoi nervi ottici subirono una così forte e permanente dilatazione da permettergli di vedere ad occhio nudo e chiaramente, anche le cose di ridottissime dimensioni e quindi senza alcun bisogno di lenti e di occhiali.

Egli seppe intelligentemente approfittare di questa sventura e si mise a trascrivere su di una pergamena, in minutissima scrittura, tutto il poema dantesco.

Pian piano, tutto il lunghissimo testo venne pazientemente trascritto, in una chiara scrittura tendente al corsivo e con aste leggermente verticali.

Il testo dantesco trascritto su di una pergamena avente le dimensioni di 48,5x69 cm, venne diviso in tre rettangoli, contenenti l’Inferno, Purgatorio e Paradiso, di 30x12 cm ciascuno e contornato con un’artistica cornice.

Sul lato superiore della pergamena è raffigurato un elegante medaglione con l’effige di Dante Alighieri; sotto la scritta Divina Commedia e sotto ancora, su due righe, Trascritto micro-calligrafo, a mano libera senza uso di lente, composto di 14233 versi, c.a. 96.000 parole, c.a. 400000 lettere. In basso a destra, viene riportata la data 1888 ed in fondo del foglio Francesco Cossovel - Gorizia, Austria - Editore.

Il manoscritto venne quindi fotografato e ne fu tratto il clichè delle stesse dimensioni; l’indicazione che appare ai piedi della pergamena è la seguente: Photo Lithogr. Druck v. Jes. Eberle & C. - Wien VII.

La pergamena originale venne invece conservata dal Cossovel, finché non andò dispersa in circostanze che non sono state ben chiarite.

Nella copia litografata della pergamena in possesso della Biblioteca Civica di Pordenone si legge: L’originale si trova in possesso del conte Teodoro La Tour nel suo castello di Russiz presso Gorizia.

Sembra che l’originale fosse effettivamente pervenuto al conte La Tour e si può presumere quindi che esso sia andato distrutto durante la prima guerra mondiale, oppure sia stato portato in Svizzera o in Austria dagli eredi ed ivi conservato.

A Gorizia esistono cinque copie della pergamena in questione, presso famiglie private; una copia presso: l’Archivio del Seminario Arcivescovile, il Museo e la Biblioteca Provinciale, la Biblioteca Civica; altre copie sono conservate: una presso il Museo Dantesco di Trento, una presso la Biblioteca Civica “Berio” di Genova, una presso la Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli.

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