L'Odissea di Tonino Guerra
Quando: Il 23/02/2012 18:00
Dove: Sala conferenze "Teresina Degan" della Biblioteca civica - Piazza XX Settembre - Pordenone
Contatto: Biblioteca civica - 0434 392976 / 977 - biblioteca@comune.pordenone.it
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A cura del Teatrino del Rifo
Lettura scenica di Giorgio Monte e Manuel Buttus
L’Odissea di Tonino Guerra
Tonino Guerra ha riscritto e illustrato l’Odissea, un favoloso viaggio del poeta tra eroismo classico e smarrimento terreno.
L’Odissea, il poema per eccellenza, ancora oggi letto da studenti di ogni età, rimane un’opera intramontabile e più che mai attuale che per l’occasione l’Autore ha voluto affrontare alla sua maniera, riscrivendola completamente in dialetto e in italiano, con le sottolineature evocative che caratterizzano la sua poetica espressiva. L’Odissea di Omero diventa l’Odissea di Tonino Guerra, due vite che si intrecciano a tal punto da non capire bene se sia più Ulisse lui — il poeta, scrittore, sceneggiatore e pittore — oppure l’epico personaggio di Omero. Scrive Roberto Roversi nella presentazione del volume: «Era quasi inevitabile che nel suo lungo percorrere e ricercare il campo della poesia, Tonino Guerra si disponesse accanto al fuoco a parlare con Ulisse; non con l’epico sterminatore di troiani, ma con il pellegrino stravolto e affaticato del mare».
È cominciato tutto con una telefonata. Mario Bracciali, l’editore toscano, chiama Tonino Guerra e gli chiede: «Vuoi riscrivere per noi l’Odissea?» Guerra gli risponde: «E perché?» Bracciali: «Perché tu sei Ulisse!». Silenzio. Una settimana dopo Guerra telefona a Bracciali e si presenta così: «Potrei essere Ulisse». La nuova, seconda, terza, ventesima o eterna giovinezza di quest’uomo che non finisce mai di stupire è partita da lì. Per mesi e mesi, tutte le mattine, Tonino ha riscritto l’Odissea. In romagnolo e in italiano. In dialetto perché la sua Odissea Tonino l’ha cominciata a vivere nel campo di concentramento di Troisdorf. Ed è lì che inizia a scrivere poesie in vernacolo, per tenere compagnia a un gruppo di contadini romagnoli prigionieri come lui. Con commozione Tonino racconta di Penelope, che nella sua vera Odissea, cioè la vita, è la madre. «Mia madre era analfabeta e io sono stato ingeneroso con lei. Mi sono vergognato della sua ignoranza. Solo poi ho capito che in realtà mamma aveva cose magiche, luminose».
Il lavoro è strutturato in otto canti che prendono il titolo dal nome dei personaggi che dominano la scena: Canto del Cavallo, Canto di Polifemo, Canto di Circe, Canto delle Ombre, Canto delle Sirene, Canto dei Feaci, Canto di Eumeo e Canto di Penelope. Il testo, una vera e propria opera d’arte, è accompagnato da decine di illustrazioni a colori, disegnate personalmente da Tonino Guerra, e introdotte dalla prefazione dello storico e critico d’arte Philippe Daverio. “Tonino Guerra è l’Omero della civiltà contadina”, ha detto di lui Elsa Morante.
Il teatrino del Rifo, la compagnia teatrale di Giorgio Monte e Manuel Buttus, si costituisce nel 1991, a Torviscosa (Udine). Fin dai primi anni il lavoro del gruppo, che diventa in poco tempo un punto di riferimento per giovani attori della Bassa friulana, dedica un’attenzione particolare e appassionata allo studio del teatro di Samuel Beckett. Dal 1995, il Rifo è coinvolto attivamente nel lavoro di confronto fra teatro e poesia determinato dall’incontro fra il teatrino del Rifo e alcuni dei più importanti poeti del Friuli Venezia Giulia e da cui sono nati spettacoli con testi di Federico Tavan , Pierluigi Cappello, Leonardo Zanier e Alberto Garlini.

