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Mostra "Parole estroflesse"

Opere di Renato De Marco, presentazione di Diego Collovini

 

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Quando: dal 07/07/2018 al 29/08/2018

Orario:

lunedì 14.00-19.00; martedì-sabato 9.00-19.00

Dove: Sala Esposizioni Biblioteca civica - piazza XX Settembre 11 - Pordenone

Contatto: Biblioteca civica - 0434392970 - biblioteca@comune.pordenone.it

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Link: Vai al sito di Renato De Marco

Renato De Marco riflette sul percorso pensiero-parola-tempo, aprendo a strutture compositive che, seguendo la forma delle parole, manifestano anche il loro significato, poiché sono le stesse parole a determinare l’impostazione formale. L’identità parola-composizione non permette di distinguere le espressioni estetiche da quelle propriamente contenutistiche. In altri termini, nelle opere di De Marco, la forma dell’opera dipende dalla strutturazione alfabetica. Questa è dunque la specificità del suo lavoro: dare forma artistica al significato delle parole, poiché se l’alfabeto determina la forma, le parole ne sono la sequenza formale.

Nelle recenti composizioni, definite Parole estroflesse, l’artista si avvale però di una tridimensionalità contenuta (infatti vediamo solo una faccia dell’opera) ripetuta e chiusa all’interno di una superficie geometricamente definita, dal vago sapore costruttivista.

Ciò che risalta immediatamente dal biancore delle opere di De Marco è l’eleganza formale, la rigorosità geometrica e un’apparente illogicità compositiva [...].

L’intento artistico di Renato De Marco è far vivere, all’interno di un’opera finita e chiusa nello spazio, l’idea di infinito o di complessa possibilità, ciò è possibile anche nella semplice nozione formale di sequenza: “un verticale, un orizzontale e due diagonali”, oppure “tre verticali un diagonale e due orizzontali …” e così via.

La superficie, completamente bianca, interrompe i flussi di luce, crea chiaroscuri e ombre che dilatano le strutture a volte dialogando con elementi appositamente colorati di nero quali espressione della libertà espressiva dell’artista e manifesto di un’eleganza estetica originata dalla plasticità delle sue sculture a tutto tondo. Tutto questo porta lo spettatore a ripercorrere la superficie per individuare le parole nascoste oltrepassando ogni esercizio formale di lettura esclusivamente estetico-compositiva».

(liberamente tratto dalla presentazione di Diego Collovini)

 

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