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Biblioteca Civica
Home Calendario eventi Mostra "Sinestesie. L’arte di Sergio Romano, le poesie di Paolo Venti""

Mostra "Sinestesie. L’arte di Sergio Romano, le poesie di Paolo Venti""

presentazione a cura di Enzo Santese, in collaborazione con Associazione Media Naonis

Quando: dal 13/01/2017 al 28/02/2017

Dove: Sala Esposizioni Biblioteca civica - Piazza XX settembre - Pordenone

Contatto: Biblioteca civica - 0434392970 - biblioteca@comune.pordenone.it

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La sinestesia è a volte un intreccio misterioso di sensazioni scaturite dalla vibrazione della parola, dal profumo delle atmosfere create con la convergenza tra versi e immagini, dallo sviluppo di emozioni visive nate dalla pittura. È quanto avviene in questo incontro tra uno scrittore e un artista; il lavoro a due mani prevede sempre un prima e un dopo, in un’azione che non “trascina” i significati ma li amplifica e li approfondisce; così in questa circostanza i pensieri tradotti in cifra pittorica da Sergio Romano si combinano poi con la parola di Paolo Venti fatta risuonare nella dinamica del verso. Il poeta in una lunga consuetudine con la scrittura dimostra sempre il nitore di una fisionomia pienamente riconoscibile nel panorama della letteratura regionale. I colori, i segni e gesti di Romano imbrigliano uno spazio che è fisico e virtuale insieme, la sua evidenza visiva rimanda a una connessione concettuale precisa. La “nota a lato” di Paolo Venti, che viene indicata semplicemente quale commento, in realtà è una riflessione personale che nasce dall’immagine dipinta per diventare in seguito avventura in alcuni tratti dell’interiorità, perché “l’anima, se c’è un’anima, sarà un territorio grande, dentro / da correrci senza fine o da nascondersi / in un cantuccio piccolo in un angolo” Inserti a collage dal sapore neo-pop creano un riverbero con il dato contemporaneo, dove le regole del codice a barre identificano prodotti di largo consumo. Le coordinate strutturali della poesia e della pittura risiedono nella verticalità dell’azione introspettiva e nell’orizzontalità dell’analisi su taluni ambiti del mondo contemporaneo: per esempio la babele dei messaggi non solo pubblicitari, “ma nel mare del dire ormai galleggiano / solo parole trite, neanche umane, / brandelli, brand, slegati dalle cose”; le regole della civiltà dei consumi dove si segnala “perfino il delirio della merce / schedata a barre / del capitale o del supermercato”; le abitudini, “con quel nostro eroismo un po’ pacchiano / e un po’ plateale, / del gesto forte e risolutore / che non risolve nulla”.

La tensione informale di Romano vive sulla soglia di una pellicola cromatica che in alcuni punti si ispessisce in rilievo, facendo pulsare la sua energia cromatica in tagli gestuali capaci di fasciare il quadro in un'aria sospesa. Il pregio del libro sta nel fatto che la poesia di Venti, pur combinandosi in bella simmetria con la pittura non è un apporto didascalico alla stessa, ma vive di una sua specifica autonomia; sa essere elegante senza ricorrere ad abbellimenti decorativi, risulta incisiva mantenendo uno sguardo analitico sul reale, è poetica nel senso che il dato ponderale dell’esistenza spesso viene fatto lievitare da una forza della parola innestata nella velocità del verso. Proprio la velocità è uno dei tratti primari della scrittura di Venti, portata a inquadrare l’essenza del reale pur rifuggendo dal dato fotografico e descrittivo tout court, in un ritmo variabile come la temperatura degli stati d’animo da cui si origina il guizzo poetico.

In quest’era della comunicazione teoricamente favorita dall’apporto tecnologico, si registra invece un ingorgo di opzioni e di notizie, tanto che tra moltissimi anni, forse “diranno che si beveva strano / e dedurranno i glottologi futuri / che non ci capivamo di sicuro / nemmeno fra di noi.”

Quando Sergio Romano dà l’idea di abbozzare una pur minima allusione figurale, il quadro spiazza l’osservatore spingendolo a percorrere itinerari diversi a fior di superficie in cerca di avvistamenti significanti che appaiono molteplici: l’indicazione insistita del “senza titolo” in qualche modo sta a dimostrarlo. Il lacerto cartaceo inserito con la tecnica del collage si situa solitamente nella centralità del quadro lasciando quasi intendere che è da lì, come da un nucleo generatore, che prende l’avvio l’evento creativo. Il nero bituminoso che in certe opere attenua la gradazione scura diramandosi in varie tonalità, come percorso sottopelle da una luminosità tenue e soffusa, è dominante nell’opera di Sergio Romano, che incardina spesso la matericità delle tarsie cromatiche contigue dove il rilievo granulare o filamentoso oppure striato crea con la luce dell’ambiente un gioco dialettico dagli effetti cangianti. Procedendo tra incanto e disincanto, Paolo Venti focalizza alcune abitudini del contemporaneo in una critica che, lungi dall’essere impietosa, risulta suggerita da un fare ammiccante che sconfina nell’ironia. In due quadri il segno sembra aver raccolto le energie per delineare i contorni di due nudi che stilizzano il dato della seduzione femminile nella secchezza di un tragitto inciso, quasi punteggiato, in ambiente dove sfondo damascato e pavimento buio accoccolano la figura, “fra il ricco broccato del giorno / che è tutto un ricamo di cose / di trame perfette / e il nero del niente”; invece nella seconda opera le calze bianche e il cuscino con federa di pizzo sottolineano una fisicità che altrimenti sfuggirebbe nell’evanescente consistenza della plasticità corporea, immersa com’è in una temperie ambigua di sensualità e attesa “Sotto le labbra chiuse / scorre lievemente un desiderio e le tue labbra mute / raccontano dei sogni l’ineffabile / in un silenzio che non muove l’aria.” Comunque aderente a un’idea di impegno multiforme dei sensi dentro un universo dominato da “sinestesie”.

Enzo Santese

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