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Mostra "Tra le righe"

opere fotografiche di Alida Canton e Loredana Gazzola, coordinamento di Lisa Garau

 

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Quando: dal 12/01/2018 al 28/02/2018

Orario:

lunedì 14.00-19.00; martedì-sabato 9.00-19.00

Dove: Sala Esposizioni Biblioteca civica - piazza XX Settembre - Pordenone

Contatto: Biblioteca civica - 0434392970 - biblioteca@comune.pordenone.it

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Tra le righe si annida spesso il senso più vero del testo, quel “non detto” che ... la dice lunga, tanto per continuare con i giochi di parole – ammetto, abbastanza scontati! Ma l’importanza del sottotesto, del non esplicito, dell’allusione per evocazione o analogia è, in questa mostra, particolarmente stringente ed è, anche, l’unico filo conduttore che unisce due personalità fotografiche così diverse tra loro, Alida Canton e Loredana Gazzola – a riprova, per inciso, delle infinite sfaccettature della fotografia.

Diverse fin dalle scelte tecniche e linguistiche: una fotografia in bianco e nero o quasi, quella di Gazzola – perché, anche quando è a colori, si tratta di variazioni minime di grigi, valorizzate dalla stampa su carta tela, tramata come un tessuto; colori accesi, irreali, forti contrasti tra luce e ombra nelle immagini di Alida Canton, dall’impatto visivo decisamente più violento.

Diverso anche il soggetto e l’ampiezza dell’inquadratura: per Canton la scena è in genere un campo medio, coinvolge una o più figure e lo spazio circostante, mantenendo una sostanziale figuratività; anche se poi decifrare persone e luoghi non è facile e l’insieme appare così incongruo da sfiorare il surreale. Canton fotografa infatti alcune installazioni dell’artista tedesco Carsten Höller, dal titolo Doubt (dubbio), proposte all’HangarBicocca nel 2016; di esse, già enigmatiche per se stesse, Canton coglie soprattutto il senso dello spaesamento percettivo ed esistenziale, restituendo l’impressione di uno straniante e triste paese dei balocchi, popolato di presenze mute e giostre immobili. Gazzola invece si concentra su particolari – scritture e scritte di luoghi e tempi diversi, incise su un vecchio muro o stampate su nylon – restringe il campo, esclude per lo più dall’immagine il contesto perché emerga la potenza del dettaglio, fin quasi a farne una texture astratta.

Per Gazzola il tema della scrittura si intreccia, letteralmente, con l’arte tessile, cui si è da sempre, per innata propensione, dedicata: il ductus, la linea tracciata a formare parole, è un filo non solo metaforico – il “filo del racconto” – ma reale e concreto, come spesso l’artista ha suggerito nei suoi lavori, misti di fotografia ed elementi tessili; e qui quest’idea si concretizza in due ampi “teleri”, in cui le trame di scritture provenienti dai quattro angoli del mondo si uniscono all’ordito della fibra.

Più “fotografica” invece la fotografia di Canton: contenuta nel riquadro, meno adatta a estendersi oltre, ad assumere un carattere installativo; concentrata sulla densità di senso dell’immagine e sulla possibilità, piuttosto, di declinare tale significatività in diversi scatti, costruendo percorsi come porzioni di portfolio, microsequenze dentro il passo più ampio del racconto.

E diversi infine sono i temi e la prospettiva in cui si collocano. Per Canton, non solo in questo ma in quasi tutti i suoi lavori più recenti, il tema di fondo è il confronto con la complessità straniante e spesso disumanizzante del paesaggio contemporaneo, esplicitamente denotato: per lo più si tratta di Milano, ripresa non nelle sue emergenze monumentali ma in quei “non luoghi” che meglio rappresentano la metropoli globale, i suoi ritmi e i suoi riti – la stazione centrale, le vie dello shopping, la piazza stipata di turisti o i musei come tappe obbligate di un rituale collettivo… O anche, come nelle foto qui presentate, luoghi e oggetti dell’arte contemporanea, che spesso offrono il pretesto per una personale e intensa rilettura.

L’inquadratura di Gazzola è invece più stretta, mirata a cogliere, delle scritture che sono il suo tema, non l’aspetto storico ma, all’opposto, proprio la resistenza e la ricorrenza dell’atto di scrivere, ad onta delle distanze temporali. Dai segni scaramantici incisi su una antica porta di legno di un casolare di montagna, alle scritte luminose di un lightbox che fa da pannello introduttivo a una mostra, ciò che importa, sembra dirci l’artista, è questo continuo atto di scrivere, tessere storie che, come fili, legano il nostro personale vissuto a quello di infiniti altri.

La complessità del presente, percepita con un misto di dolenzia e stupore, di contro all’esigenza metastorica di scrivere/vivere/raccontare. Una riflessione sull’oggi accanto a un viaggio nel tempo. Sincronia versus diacronia.

Tutto ciò sta dietro e dentro immagini che, questa volta sì in entrambi i casi, vanno lette in profondità, “tra le righe”, appunto, di una fotografia che va ben oltre la superficie retinica dell’immagine.

Chiara Tavella

 

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