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Mostra "Virgolette a Lucilio"

Opere di Gianni Pasotti
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Quando: Dal 03/03/2012 al 30/04/2012

Dove: Biblioteca civica - Piazza XX Settembre - Pordenone

Contatto: Biblioteca civica - 0434 392980 - biblioteca@comune.pordenone.it

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Inaugurazione sabato 3 marzo - ore 18.00
Presentazione di  Fulvio Dell’Agnese

Orario mostra: lunedì 14.00-19.00; da martedì a sabato 9.00-19.00

Peggio di un virus informatico: le lettere se ne sono scivolate via e sulla pagina bianca sono rimasti solo i segni di punteggiatura, tra i quali si snoda il percorso iniziatico proposto allo spettatore.

Come fosse una versione in folio del museo-installazione di Ettore Guatelli, dove l’armamentario silenzioso di mille vite contadine si abbarbica sugli intonaci della casa colonica nella campagna emiliana, trasformando in “estetico” e pervasivo rilievo il respiro delle ordinarie giornate di fatica sulle quali – impercettibile rumore di fondo – lì è cresciuta la storia, nel progetto di Gianni Pasotti per la Biblioteca di Pordenone pavimento e pareti divengono il foglio sul cui neutro perimetro innescare una riflessione per immagini sulle zone d’ombra dell’espressione scritta, sui determinanti ma inavvertiti spazi fra – e dietro – le parole.

Nella sala ci sono soltanto due libri: uno denuncia lo smarrimento dello sguardo nel suo immergersi dentro le pagine e i loro caratteri tipografici, lasciando a due stanghette d’occhiali il compito di evocare il senso ambiguo della scomparsa del lettore (felicemente inabissatosi nel vortice del racconto o mentalmente ridefinito sugli schemi di un pensiero prestampato?); dalle pagine dell'altro volume emerge – cifrata in alfabeto Morse – una richiesta di aiuto. Per scherzare con Virgilio e i suoi naufraghi troiani, mettiamola così: i rari nantes in gurgite vasto che, dai flutti della quotidianità, giungono ancora a galla nella rada apparentemente quieta di un “Arsenale letterario” non fanno altro, secondo lo sguardo poco cerimonioso dell’artista, che avventurarsi in un mare altrettanto insidioso…

I libri in sé non garantiscono salvezza. Anzitutto bisogna saperli scegliere, fare rotta muovendosi con attenzione fra i pochi “punti fermi” di riferimento, che tra le mani di Pasotti assumono – in un proliferare a catena della metafora visiva – aspetto di boe provvidenziali munite di sagola,  pronte tuttavia, se ci si affida ad esse equivocando sul loro reale valore, a trasformarsi in limitanti palle al piede.

La salvezza – pare dirci il complesso delle immagini – sta negli interstizi del discorso, nelle sfumature all'apparenza non essenziali – e infatti oggi largamente ignorate – registrate dai segni d'interpunzione.

Segni che Gianni non assume peraltro quali inerti pedine del suo gioco, ma sottopone a loro volta ad un processo di ironica, surreale deformazione. Un punto interrogativo pare lentamente scollarsi dalla propria ombra, il cui contorno si assottiglia fino a suggerire il contorno di una falce e a sintetizzare così le molte pagine che si potrebbero riempire – e si riempiono – di alte disquisizioni sulle crisi d’identità della sinistra; e le virgolette sono “innalzate” a prodotto da merchandising, inscatolate in trasparenti involucri di acetato, per i frequentatori dell’ipermercato degli stereotipi, mentre due loro sorelle maggiori giacciono – metallo molle e melanconico – appese a un filo: sfinite dal superlavoro di testuale registrazione delle dichiarazioni personali, delle individuali affermazioni di verità, o vecchie ma preziose calze stese ad asciugare, dopo che si sono bagnate nel quasi inevitabile pantano dei luoghi comuni.

Virgolette del disincanto, da spedire in luogo di lettere a un amico come i condensati di morale che un paio di millenni fa Seneca – filosofo stoico e gran scrittore – inviava al più giovane Lucilio: Ita fac, mi Lucili… “Fai così, o mio Lucilio: rivendica il pieno controllo di te stesso”. Ricordando che il misto di fiducioso abbandono e senso critico con cui avviciniamo un testo deve rimanere tale anche oltre la soglia del “tempio” dei libri. “Penso – scriveva Borges – che le parole essenziali  / che mi esprimono sono in quelle pagine / che non sanno chi sono io” … ma non in tutte; e lo spazio fra le righe rimane – sulla pagina come nella vita – quello che le parole fa realmente vivere.

Fulvio Dell’Agnese

Gianni Pasotti è nato a Grado nel 1945. Ha iniziato l’attività espositiva artistica negli anni Ottanta, lavorando per molti anni con la Galleria “la roggia” di Pordenone. Nel 1997, assieme ad altri 5 artisti ha fondato il gruppo “Punto 6 per l’arte contemporanea”. Esperienza che si è conclusa qualche anno fa e che è poi sfociata nella costituzione di un altro gruppo: il “Punto G” e che attualmente collabora con “Media Naonis” che gestisce la sede espositiva del centro culturale Aldo Moro di Cordenons. Ha esposto in Italia e all’estero.

Fulvio Dell’Agnese, storico dell’arte. Per laurearsi a Venezia e specializzarsi a Siena ha sgobbato sui libri e si è consumato le suole in giro per chiese, musei e studi d’artista. Gli piace ricordare d’avere scritto qualche pagina su pittori rinascimentali come Gianfrancesco da Tolmezzo e su artisti contemporanei che stima profondamente, fra i quali Brigitte Brand, Marco De Luca, Christiane Loehr, Giuliano Mauri, Ivan Theimer, Gian Carlo Venuto... E, naturalmente, Gianni Pasotti.

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