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Lascito del Conte Alfonso di Porcia

Il Lascito Alfonso Di Porcia, relativo alle pubblicazioni rintracciabili sul catalogo con la collocazione PORC, può essere consultato su appuntamento, telefonando a 0434/392974

Alfonso di Porcia e Brugnera, nacque a Porcia il 21 settembre 1868. Si laureò in giurisprudenza a Bologna all’età di 23 anni. Svolse per alcuni anni l’attività di notaio in vari luoghi del Friuli, fu sindaco di Porcia dal 1899 al 1904, successivamente si dedicò quasi esclusivamente alla cura del rilevante patrimonio familiare. Spesso viaggiava alla ricerca di materiale bibliografico per la sua biblioteca e nel 1905, in occasione di uno di questi viaggi, venne arrestato nei pressi di Lubiana perché in possesso di una cartina geografica del luogo, e creduto per questo una spia.

Fu un grande collezionista di geneologie, stampe, libri antichi e moderni, pergamene, carte geografiche che acquistava nei mercatini d’antiquariato, spesso assieme allo storico e amico Antonio De Pellegrini. Gli stessi autori suoi contemporanei gli donavano spesso copia delle loro pubblicazioni, come lo dimostrano le dediche che risultano dai molti volumi. I suoi interessi culturali riguardavano in special modo la genealogia, l’araldica e la storia locale. Non lasciò pubblicazioni proprie, ma promosse e curò molti studi di autori locali, in particolare per pubblicazioni celebrative d’occasione, come quelle edite per nozze. Si occupò naturalmente anche della storia della sua famiglia di cui stilò l’albero genealogico. Socio nel 1906 della “Società Nazionale Dante Alighieri” comitato di Udine, risulta anche iscritto nel 1911 alla “Società storica friulana”, poi divenuta “Deputazione di Storia Patria per il Friuli”.

Nel 1932, con testamento olografo del 26 marzo, egli lasciò al Comune di Pordenone una consistente parte della sua biblioteca privata, oltre alla somma di lire diecimila “per la elencazione, collocamento e conservazione... e come stimolo per la istituzione di una pubblica biblioteca od incremento di essa se allora esisterà...”. Fu questo il nucleo originario della Biblioteca Civica di Pordenone.

Il Comune di Pordenone, tramite il proprio archivista Giorgio Calderini provvide all’inventariazione e alla collocazione del materiale, come lo stesso scrive il 13 agosto 1935 “Nel maggio stesso (1933) provvedeva al collocamento di tutto il materiale in otto scaffali e undici casse, debitamente numerate seguendo l’ordine alfabetico formato dal sig. prof. Pellegrini… Il lavoro, alquanto pesante e poco igienico – trattandosi di libri vecchi e anche polverosi…”.

All’epoca dell’ordinamento del materiale, ci fu anche un’esplicita richiesta con lettera di un certo Luigi Pascuttini e del padre Pietro di partecipare all’operazione di riordino: “Mi permetto di farvi noto che gran parte di detta raccolta ho aiutato il il sig. Conte Alfonso a riunirla, che fui suo instancabile consulente bibliografico e che credo meglio di me nessuno conosca minutamente l’insieme di quella biblioteca…” proponendosi come possibile bibliotecario ed elencando le relative referenze.

Oltre ad Antonio De Pellegrini quindi, sembra che anche questo personaggio avesse contribuito alla costituzione della biblioteca e si fosse profuso in consigli bibliografici al conte Alfonso. Sembra peraltro, che Luigi Pascuttini avesse ordinato anche le biblioteche del conte Del Torso e dei Candiani di Udine.

Dalla lettura di una relazione di Antonio De Pellegrini, dalla consultazione dello schedario successivamente compilato, nonchè dal riscontro con le pubblicazioni presenti negli scaffali, si può avere una panoramica sul carattere del lascito dal punto di vista dei suoi contenuti. In esso prevalgono le opere di argomento storico-geografico riguardanti in primis le tre Venezie ed in particolare il Friuli, ma vi si trovano anche varie opere di carattere letterario, filosofico, religioso, giuridico, volumi riguardanti la medicina, la beneficenza , l’agricoltura.

Tra le opere generali fanno spicco anzitutto quelle del Muratori: Antiquitates Italicae medii aevi e Rerum italicarum scriptores, la Storia d’Italia del Troya, il Trattato di geografia del Busching; il Dizionario storico del Moreri.

Per quanto riguarda Venezia e le provincie venete, sono da segnalare le opere del Sabellico, del Bembo, del Nani, del Paruta, del Morosini, del Mutinelli, del Romanin, Molmenti, Battistella, Marchesi, etc. Sono anche presenti le pubblicazioni della Regia Deputazione Veneta di Storia Patria e cioè i libri Commemoriali, i Dispacci del Paruta, le Cronache veronesi, Diplomatari e Statuti.

Nel lascito si notano le opere bibliografiche del Gamba, Cicogna, Soranzo, Valentinelli e Rumor.

Tra i numerosi volumi ed opuscoli di storia, prosa e poesia che riguardano il Friuli, oltre alle opere di carattere generale, come le storie del De Rubeis, gli Annali del Manzano, le notizie del Liruti sul Friuli e sui letterati friulani, quelle dell’Antonini, del Ciconi..., si notano anche le pubblicazioni del Bianchi, Baldissera, Barbarich, Battistella, Carreri, Cavedalis, Degani, Grion, Joppi, Leicht, Morelli, Maniago, Musoni, Nicoletti, Nievo, Ostermann, Percoto, Tassini, Tinti, Valvasone, Valentinelli, Zahn e tante altre ancora.

Un nucleo consistente di pubblicazioni tratta in maniera particolare dell’irredentismo, della Venezia Tridentina, della Venezia Giulia, di Fiume, della Dalmazia.

Fra i periodici sono presenti il Tomitano, il Giornale dei letterati d’Italia, parecchi giornali del Friuli: Pagine friulane, Pagine istriane, L’archeografo triestino..., gli Atti dell’Accademia di scienze, lettere ed arti di Udine, del Museo civico di antichità di Trieste, della Società istriana di archeologia patria; i bollettini del Museo di Udine, di Padova...

Tra i libri di pregio ricordiamo quelli degli Amaltei e Aleandro, di Leporeo, del Delminio, dei Flaminio, di Pietro Capretto, del Rorario, del Rosaccio, del Fortunio, l’importante raccolta di opuscoli del Calogerà.
Per quanto riguarda le opere manoscritte c’è solo il secondo volume dei Commentari urbani di Pordenone di Giambattista Pomo.

Oltre ad una buona raccolta di pubblicazioni per nozze, carte geografiche, di stampe varie e ritratti, è da segnalare la rilevante collezione del Litta Famiglie celebri italiane, che comprende ben 178 fascicoli di grande formato. A questa grande opera del Litta si affiancano numerosi volumi ed opuscoli su famiglie veneziane, trevisane, padovane, vicentine, veronesi, friulane, austriache, etc.
I volumi sono generalmente in buono stato di conservazione, molti ben rilegati.

Il lascito che consta di circa 6500 unità bibliografiche, è solo parte di quella che era la biblioteca privata del conte Alfonso, in quanto per disposizione testamentaria i duplicati ed i manoscritti, ad eccezione di quello del Pomo, rimasero di proprietà dell’erede conte Antonio di Porcia e Brugnera.

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