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La sede

Palazzo Spelladi

FacciataL’attuale complesso architettonico di palazzo Spelladi, ubicato in Corso Vittorio Emanuele II, è il risultato di eventi che si sono susseguiti nel corso dei secoli e che hanno dato origine a demolizioni, successivi accorpamenti, modifiche volumetriche e rimaneggiamenti. La struttura originaria è databile almeno agli inizi del Trecento, epoca prossima all’edificazione dei vicini fabbricati del palazzo municipale, risalente al 1291 e della chiesa di San Marco, elevata a parrocchia nel 1278. Il palazzo appartenne agli Spelladi, una delle dodici casate più antiche della città,
nobilitate nel 1447, che lo possedettero fino al 1777, quando, a seguito di una permuta con i Rossi, si trasferirono nell’attuale Corso Garibaldi.

La parte di sinistra fu dimora prima della nobile stirpe dei Rorario, che nel periodo rinascimentale diede i natali a famosi diplomatici e letterati e, in tempi più recenti, della famiglia Silvestri. Le prime immagini fotografiche dell’edificio, risalenti al 1913, mostrano, nella porzione di destra, un solo piano soprastante il porticato con sottotetto. A metà degli anni Trenta del Novecento furono realizzati gli interventi strutturali con la sopraelevazione di un piano, alcune importanti modifiche distributive degli spazi e l’aggiunta di un corpo di fabbrica nel cortile interno. Ulteriori modifiche furono apportate in seguito alla distruzione dell’ala a sinistra del palazzo dovuta ai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Nel 1980 l’immobile venne acquisito dal Comune di Pordenone, che ne destinò gli spazi agli uffici dell’anagrafe. Nel 2014 sono stati ultimati gli interventi di ristrutturazione e recupero dell’edificio con funzione di sede espositiva. Il progetto realizzato prevede spazi specificatamente destinati all’accoglienza dei visitatori, alle informazioni e biglietteria, locali di deposito e consultazione e due ampi saloni espositivi organizzati su due livelli indipendenti con una apertura centrale di affaccio.

 

FacciataAntiche dipinture

Col restauro della facciata sono state messe in luce le caratteristiche tessiture a finti mattoni fugati di cromia rosa e gialla, ora ripristinate, ed evidenziati le lunette e gli archi pensili decorati. All’interno sono emerse tracce di antiche decorazioni ad affresco ora visibili negli spazi espositivi del primo piano.

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