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Le favolose historie di Palazzo Ricchieri

Testimonianze tardo-gotiche nei soffitti lignei di Pordenone

 

Al primo piano di Palazzo Ricchieri, nella sala affrescata con storie di Tristano e Isotta (inizi sec. XV) e nella successiva sala, un nuovo percorso offre l’opportunità al visitatore di leggere una pagina della cultura figurativa e letteraria a Pordenone dalla fine del XIV agli inizi del XV secolo.

La serie di tavolette o cantinelle, già collocate originariamente come intertravi da soffitto, illustrano, come in un grande fumetto, scene d’amore, di duello, di caccia, di vita sociale, spesso “curtense” legata alla traduzione locale dei grandi poemi delle Chansons de geste, e il meraviglioso bestiario medievale, composto da unicorni, draghi, serpenti volanti.

A Geo&Geo (RAI1, puntata del 21 marzo 2013) le favolose storie raccontate dalle cantinelle tardomedievali di Palazzo Ricchieri a Pordenone.
GUARDA IL FILMATO (dal minuto 8.22)

 

tavoletta 1 - anteprimaQuella dei soffitti decorati è una tradizione lunga che accompagna la gran parte dei paesi europei dal Medioevo al Rinascimento. Le coperture lignee piane di ambito friulano erano sovente formate da travi portanti e travi più piccole disposte perpendicolarmente, mentre è nello spazio formato dal loro intersecarsi ad angolo retto che trovano posto piccoli pannelli lignei – le cosiddette cantinelle, metope, tavolette, sansovine, copripolvere, sbacchere dipinte – dalla forma variabile, più o meno rettangolare, e connotate da una precipua funzione ornamentale. Questa loro funzione decorativa viene assecondata anche dal loro posizionamento leggermente obliquo, ossia leggermente aggettante verso il centro della stanza, proprio per facilitare la lettura di chi le osserva dal basso. Sopra e sotto, come si trattasse di una cornice vera e propria, erano previste piccole asticciole di legno (coprifilo), che venivano impiegate anche per la suddivisione in porzioni quadrate del cielo della stanza (si veda il superstite elemento della collezione d’arte della FriulAdria, o quelli, in situ, di Palazzo Ricchieri).

tavoletta 2 - anteprimaIl soffitto dal quale provengono le novantatre tavolette (o cantinelle) della collezione della FriulAdria di Pordenone (ora finalmente esposte al Museo Civico) rientra genericamente nell’ampia categoria dei soffitti lignei piani, mentre dal punto di vista della decorazione che lo contraddistingue in quella più rara delle coperture istoriate a carattere narrativo. Il corpus acquisito nel 1999 da parte dell’Istituto bancario venne recuperato negli anni Settanta (tra il 1970 e il 1972) da due ambienti al piano terra della fabbrica che oggi ospita anche l’Osteria Moro (al numero civico 2 di via del Castello), come lascia supporre la ripartizione della numerazione giustapposta sul retro dei singoli pezzi al momento dello smontaggio, ma soprattutto la continuità del ciclo narrativo; tali ambienti in antico dovevano verosimilmente rientrare – costituendo quindi una sola grande sala – tra le pertinenze di palazzo Barbarich-Scaramuzza, sito in prossimità dell’insula abitata dalla famiglia Ricchieri.

tavoletta 3 - anteprimaIl corpus, sottratto a certa dispersione grazie al lungimirante acquisto della FriulAdria, si è conservato nella quasi totalità degli elementi originari e costituisce quindi - assieme al nucleo recentemente acquisito dal Museo civico (qui esposto per la prima volta) - un manufatto di grande importanza per lo studio dei soffitti lignei friulani (con un’eccellente esempio in casa Vanni degli Onesti a Udine, nonostante la datazione risalga a un periodo lievemente più tardo) e per ricucire un capitolo affatto marginale della storia dell’arte della regione e non solo; la complessità delle tematiche raffigurate sui due nuclei di tavolette, che la distanza storica rende purtroppo spesso insondabili, si addentra in substrati poco conosciuti dello scambio costante che avvenne durante tutto il Medioevo tra fabulae medievali e fonti classiche, secondo il sincretismo che connota la cultura dell’epoca.

tavoletta 4 - anteprimaLe immagini che contraddistinguono i due nuclei di tavolette, realizzati da un stessa bottega di artisti locali verosimilmente entro il primo decennio del Quattrocento, sono rese mediante una tecnica veloce e compendiaria che delega alla linea scura di contorno la definizione dei soggetti e dei particolari minuti. L’abbondante uso di questo segno grafico rende le scene molto movimentate e le azioni dei personaggi molto eloquenti; ogni singola raffigurazione è sempre assoggettata allo spazio fisico del supporto (cantinella) e concorre, proprio come si trattasse di un vero e proprio fumetto, allo sviluppo della narrazione.

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