Introduzione
Gli orologi sono gli strumenti preposti a misurare il tempo: una giornata è divisa in tante parti e il tempo scorre, misurato per convenzione sociale in modo uguale per tutti. Ma gli orologi non sono il tempo(...). Cè da chiedersi a questo punto se possa esistere un tempo diverso secondo il genere, se esiste cioè la giornata delle donne e quella degli uomini, in relazione alla distribuzione delle attività nelle varie fasce orarie della giornata, regolate da tempi sociali e scandite dal tempo-orologio [Sabbadini e Palomba, 1999]
Il progetto di azione positiva Temp.Ora, presentato dallAssessorato alle Pari Opportunità del Comune di Pordenone e cofinanziato dalla Commissione regionale pari opportunità del Friuli Venezia Giulia attraverso la L.R. n.23/90, rappresenta un concreto tentativo da parte dellamministrazione comunale di individuare le possibili strategie e politiche di rimodulazione dei tempi della città per favorire la condizione di doppia presenza delle donne residenti nel tessuto urbano. La necessità di conciliare il lavoro per il mercato con quello di cura rappresenta ancora, infatti, uno dei principali vincoli per le prospettive occupazionali e di carriera della forza lavoro femminile, anche in un contesto a elevata opportunità di inserimento lavorativo qual è larea pordenonese. A tuttoggi infatti, nonostante la crescente partecipazione femminile al mercato del lavoro, la donna tende ancora a dover ricoprire con molta più frequenza rispetto alla componente maschile più ruoli contemporaneamente: quello di lavoratrice, di madre, di moglie e di figlia, ciascuno dei quali con una propria precisa domanda di tempo, spesso in sovrapposizione o conflitto con gli altri. Inoltre, in questa costruzione del quotidiano, ogni persona e in particolare la donna deve rapportarsi con una serie vincoli imposti dal tessuto urbano: aperture e chiusure di uffici pubblici, di negozi, di spazi culturali, di servizi per la famiglia, sociali, sanitari, nonché dei trasporti urbani(1).
Altresì, il progetto Temp.Ora intende avviare una riflessione che possa portare a una nuova cultura della città, a misura di donna e della famiglia, che implica tuttavia la necessità, nel lungo periodo, di stimolare la diffusione di una maggiore sensibilità al rispetto delle esigenze provenienti da tutti i soggetti che vivono la città, con unattenzione particolare alle donne, che rappresentano ancora la figura centrale di una rete relazionale che fa riferimento non solo al sistema-famiglia, ma anche al sistema-lavoro.
Così, per poter giungere a una possibile rimodulazione dei tempi della città, che possa andare nella direzione di un concreto contributo nellorganizzazione e gestione del tempo a favore delle donne, Temp.Ora ha previsto la realizzazione di due distinte azioni: una fase preliminare, consistente in una rilevazione statistica che permetta di fotografare la domanda di tempi da parte delle donne professionalmente attive e residenti a Pordenone (e nellimmediata cintura dei Comuni limitrofi), una fase successiva basata sulla mappatura dei principali tempi della città, utile sia per una possibile pianificazione della rimodulazione oraria, sia come strumento informativo da mettere a disposizione della cittadinanza.
Il presente rapporto di ricerca descrive e analizza i risultati emersi dalla prima delle due fasi di lavoro, ovvero dalla rilevazione statistica che ha coinvolto 400 donne residenti, analizzandone la capacità di gestire la doppia presenza e il rapporto con i tempi attuali della città. Le finalità della prima fase infatti sono state quelle di conoscere le abitudini e analizzare le criticità che incontrano le donne professionalmente attive (ovvero occupate o concretamente in cerca di occupazione) e di età centrale, compresa tra i 24 e i 60 anni, nel conciliare i tempi di vita e di lavoro. Parallelamente, si è voluto riflettere su come la difficoltà di garantire un equilibrio nella doppia presenza possa rappresentare un vincolo per le opportunità occupazionali e di carriera femminili, infine ci si è mossi per capire in quale misura gli attuali tempi della città possano rappresentare un possibile fattore di criticità che si aggiunge nella gestione del quotidiano femminile.
In proposito, infatti, il vincolo della doppia presenza appare particolarmente significativo proprio nel contesto socioeconomico dellarea individuata, ove la vocazione manifatturiera ancora molto forte rispetto ad altre aree della regione, ha tradizionalmente segnato secondo ritmi di impronta taylorista , anche i tempi della città di Pordenone, che a tuttoggi risultano chiaramente scanditi secondo una cadenza che prevede per lo più lunghe chiusure nelle pause-pranzo, uno svuotamento del centro nelle ore serali e solo rare occasioni di apertura degli esercizi nei giorni festivi, con poche modifiche rispetto ai mutamenti intervenuti nel tessuto sociale e produttivo e alle possibili esigenze di flessibilità da parte di chi vive la città.
Infine, attraverso la rilevazione statistica si è inteso conoscere le esigenze delle donne circa i problemi di mobilità territoriale, al fine di contribuire a delineare un possibile percorso di riprogettazione in unottica family friendly della mobilità entro il tessuto urbano e coinvolgendo anche i Comuni immediatamente circostanti.
In tal senso, la ricerca svolta si colloca nellambito del più vasto panorama di studi e analisi sui tempi delle città che sono stati svolti in Italia negli ultimi decenni, spesso a supporto di politiche gender and family oriented(2). Le città oggi si trovano infatti a dovere affrontare una trasformazione non solo a livello spaziale, ma anche a livello temporale: i cambiamenti in atto vedono in particolare coinvolti gli individui che vivono la città come residenti o come city users(3) (pendolari, utenti dei servizi, consumatori, ecc.) e il loro modi di rapportarsi rispetto allo spazio e al tempo urbani. Questi ultimi vengono a loro volta influenzati dalle rapide trasformazioni sociali e del mercato del lavoro che contribuiscono a rendere il tempo una risorsa molto preziosa, in quanto sempre più scarsa. Il tempo, in questo contesto, diventa una variabile estremamente significativa che può determinare la qualità della vita di una città e la sua vivibilità.
Unanalisi conoscitiva della dimensione temporale della città di Pordenone diventa, quindi, un elemento essenziale a supporto delle politiche del tempo dellamministrazione comunale, che non possono pertanto prescindere da unanalisi che studi i fabbisogni e le aspettative di coloro che utilizzano il tempo urbano, in particolare delle donne. La gestione temporale delle attività quotidiane, infatti, ha una forte connotazione di genere, che deve essere ricondotta alla doppia presenza delle donne in casa e sul lavoro (Balbo, 1991). Nonostante siano in atto alcuni processi di cambiamento culturale allinterno della famiglia che vedono una più equa redistribuzione dei carichi familiari tra la donna e luomo, si riscontra ancora una maggiore responsabilità morale e materiale riguardo le attività di cura da parte della donna, anche nel caso in cui abbia unoccupazione a tempo pieno. Come è stato osservato da alcuni autori infatti, la realtà del lavoro e quella della famiglia sono costruite sulla base di una cultura che prescrive ruoli e ordini di priorità, in cui lavoro e famiglia occupano posizioni diverse per gli uomini e per le donne [Proietti, 1996].
Il tempo quotidiano di queste ultime risulta infatti caratterizzato dalla continua ricerca di equilibrio tra le attività dedicate al lavoro e quelle personali e familiari: una sfida che porta le donne a dovere seguire ogni giorno strategie finalizzate a coniugare al meglio le proprie esigenze personali con i vincoli imposti dallesterno. La donna, nella gestione delle ore della giornata, deve tenere in considerazione un complesso insieme di dimensioni che si incrociano, riconducibili, riprendendo le definizioni proposte dalla sociologa Zajczyk(4), a molteplici tipologie di tempo: quello obbligato, definito dalle attività delimitate da confini temporali rigidi e fissi, ai quali è obbligatorio sottostare, come il lavoro o lo studio; quello vincolato, che include quelle attività che la persona decide di svolgere, ma che deve compiere entro determinati orari prestabiliti da altri, come laccesso ai servizi pubblici e bancari; quello necessario, dedicato alle attività indispensabili per la vita della persona, come dormire e mangiare; infine il tempo liberato che riguarda quelle attività che dipendono da scelte autonome del soggetto.
È dunque sulla base di questa premessa che gli obiettivi della ricerca si sono concentrati principalmente entro alcune precise linee dindagine:
- conoscere quali siano le modalità di organizzazione temporale delle donne sulla base dei vincoli imposti dal lavoro, dai tempi della città e dai tempi della famiglia;
- verificare il peso della doppia presenza, cercando di individuare eventuali evoluzioni nella distribuzione del lavoro di cura in ambito familiare;
- capire quali siano le criticità ma anche le aspettative che le donne percepiscono nei confronti dei tempi della città in cui si struttura Pordenone;
- rilevare le differenze dei comportamenti delle donne e delle loro esigenze, sulla base di alcune variabili, quali letà, il tipo di occupazione, la composizione familiare e la residenza;
- indagare quanto la mobilità nello spazio della città di Pordenone possa influenzare lassetto temporale della stessa;
- evidenziare alcune possibili azioni di cambiamento delle dimensioni temporali urbane considerate.
Il rapporto di ricerca segue, in linea generale, la struttura del questionario, trattando per ogni capitolo le diverse tematiche inerenti i tempi delle donne e della città di Pordenone.
Dopo aver descritto nel primo capitolo la metodologia della ricerca, si è concentrata lattenzione sul profilo delle intervistate (secondo capitolo). Sono state, quindi, considerate le variabili socio anagrafiche del campione, come la condizione occupazionale, letà, il titolo di studio, la residenza e lo stato civile. Una particolare attenzione è stata data alla composizione del nucleo familiare, alla situazione lavorativa, nonché ai tempi di lavoro a cui le donne intervistate devono sottostare.
Nel terzo capitolo sono stati analizzati i tempi delle donne in relazione al lavoro di cura. Questa parte della ricerca, quindi, si è soffermata sui carichi di lavoro che le donne si trovano a dover gestire, molto più degli altri membri della famiglia, allinterno del nucleo familiare stesso, soprattutto in presenza di figli conviventi. Non solo, infatti, trattandosi di attività di cura, è stato preso in considerazione anche il carico di lavoro assistenziale presente nel caso in cui la donna debba assistere altre persone adulte bisognose di cure.
Il quarto capitolo prende in considerazione tutte le dimensioni temporali presenti in città. In primo luogo, è stata indagata quella parte del campione che, avendo figli conviventi, si trova a dover gestire, allinterno del tempo vincolato, anche gli orari delle strutture scolastiche e degli asili frequentati dai figli stessi.
Successivamente si sono analizzati i tempi degli uffici pubblici, cercando di rilevare le diverse esigenze di flessibilità delle donne attraverso, da una parte la rilevazione delle criticità negli orari degli sportelli aperti al pubblico, e dallaltra la proposta di alcune modifiche, come linnovazione tecnologica applicata ai servizi, la delocalizzazione degli sportelli e il miglioramento dellinformazione degli utenti.
Una terza tematica presa i considerazione riguarda la conciliazione dei tempi degli esercizi pubblici con il tempo dedicato al lavoro. Gli orari di supermercati, sportelli bancari e altri negozi vengono osservati dal punto di vista dei tempi delle donne, cercando di capire quali siano le loro necessità e quali le modalità per andare incontro alle loro esigenze.
La relazione spazio-temporale della città trova un approfondimento nellultimo paragrafo di questo capitolo, in cui viene trattato il tema della mobilità territoriale. In particolare, vengono presi in considerazione gli eventuali punti critici del servizio di trasporto pubblico urbano della città di Pordenone, sia dal punto di vista dellestensione sul territorio, sia dal punto di vista della copertura delle varie fasce orarie. Vengono inoltre indagate quali potrebbero essere le soluzioni per un adeguamento del sistema di trasporti alle necessità delle donne.
Infine, lultimo capitolo, cerca di trarre le conclusioni rispetto a
ciò che è emerso dalla ricerca, ipotizzando alcune proposte operative
volte a trovare una reale conciliazione dei tempi di vita e di lavoro
delle donne con quelli della città di Pordenone.
(1) SI veda, tra gli altri: Istat, 1999.
(2) Le politiche pubbliche volte a conciliare i tempi di vita e di lavoro nascono in Italia tra gli anni 80 e gli anni 90. In particolare, in applicazione della Legge 142/90 sullautonomia degli enti locali, diverse città italiane hanno avviato politiche temporali e prodotto leggi in loro favore. In tempi più recenti le Legge 53/2000 obbliga i sindaci delle città con più di 30.000 abitanti a predisporre un piano territoriale degli orari e ad istituire un Ufficio tempi nei comuni.
(3) Vengono definiti city users quei soggetti temporaneamente presenti in città, in cui si muovono per ragioni diverse (ad esempio per recarsi presso un ufficio pubblico oppure presso un supermercato) e, quindi, con tempi differenti a seconda delle motivazioni.
(4) Zajczyk, 2000.







