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Lago della Burida

Descrizione e cenni storici sul lago della Burida di Pordenone

Nel 1894, alla periferia di Pordenone lungo il Rio Maj, fu edificata una piccola diga di sbarramento con l'intento di ottenere un laghetto artificiale di circa dieci ettari. La raccolta d'acqua così realizzata, attraverso una caduta di otto metri, muoveva le pale di una turbina in grado di produrre una potenza media di circa 120 chilowatt.

L'energia veniva convogliata al Cotonificio Amman di Borgomeduna grazie a un elettrodotto su tralicci di acciaio costruito appositamente. Il grande stabilimento, infatti, sfruttava la forza di diversi corsi d'acqua locali per coprire il suo fabbisogno energetico. A tale proposito è interessante notare che, già dalla fine dell'Ottocento, le industrie cotoniere di Pordenone furono vere e proprie imprese pioniere nel campo della produzione di elettricità, utilizzata principalmente negli opifici, ma anche venduta per l'illuminazione pubblica.

Nei decenni successivi sulle sponde del lago della Burida furono realizzati diversi interventi di valorizzazione, soprattutto per finalità ricreative e sportive. L'area circostante fu sistemata a verde pubblico con sistemazione di alberi e panchine. Per scopi scenografici sull'isola realizzata al centro del lago con la terra scavo, fu piantato un cedro del Libano. Per gli sportivi furono costruiti uno stabilimento balneare dotato di trampolino per tuffi, alcuni campi da tennis e i pontili di alaggio per il canottaggio, con relativi ricoveri per le imbarcazioni.

Nel primo dopoguerra lo stabilimento balneare fu demolito e nel corso del tempo l'attività ricreativa balneare fu sostituita dalla pesca sportiva: praticata soprattutto dagli operai che lavoravano negli stabilimenti della zona. Nel lago della Burida si pescavano anguille, scardole, lucci, ma anche belle e pregiate trote, spesso oggetto di commercio con gli abitanti del circondario.

Oggi il Lago della Burida è una suggestiva area dove trascorrere momenti di serenità immersi nella natura, apprezzando il bel panorama caratterizzato dall'imponente cedro del Libano che svetta sull'isola al centro del lago.

Il lago della Burida, quindi nacque con finalità industriali, trasformandosi poi nel tempo in uno scorcio di naturale di grande bellezza che gli abitanti di Porcia e Pordenone frequentarono per rilassarsi nel tempo libero. Nel 1930 la Società Canottieri costruì sulle rive del lago il suo chalet con annessa scuola di nuoto e nel 1935 vennero inaugurati anche dei campi da tennis. Con la Seconda Guerra Mondiale le attività del polo sportivo cessarono di esistere e gli impianti furono danneggiati. Seguirono anni di degrado, durante i quali non venne promosso alcun lavoro di ripristino del centro o di valorizzazione del territorio limitrofo al lago. Con lo sviluppo urbano e industriale di Pordenone e dei suoi comuni limitrofi, il lago e il suo territorio adiacente vennero danneggiati anche dall’inquinamento. Lo scarico incontrollato dei rifiuti delle industrie decretò la rottura dell’equilibrio naturale di questo piccolo patrimonio suburbano. Dopo decenni di incuria, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta del ventesimo secolo, maturò l’idea tra i cittadini che il lago rappresentasse un patrimonio paesaggistico della collettività e come tale andasse salvaguardato. Nel 1980 nacque anche un’associazione di volontari con l’obiettivo di promuovere iniziative per la tutela e la valorizzazione del lago e del suo territorio. La matrice paesaggistica del lago si caratterizza per la forte tensione tra l’ambiente urbano e quello agricolo. Lo specchio d’acqua connette i flussi naturali tra i due ambienti diversi, fungendo da nodo territoriale. Le acque del lago lambiscono infatti parte del territorio del comune di Porcia, dove la componente agricola è ancora ben sviluppata, e parte della città di Pordenone, in cui la componente urbanizzata è dominante.

pubblicato il 2018/12/11 16:24:00 GMT+1 ultima modifica 2019-10-03T09:48:27+01:00
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