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Cos'è

"Conclusione della lettera (Gal 6,11-18)
L’epistolografia, la retorica antica e il saluto scritto da Paolo"

La lettera ai Galati viene universalmente giudicata dagli studiosi come la sintesi della dottrina di Paolo sulla fede e la giustificazione. Questo tema, delicatissimo e articolato, verrà ampliato e approfondito in modo magistrale dall’apostolo stesso nella lettera ai Romani.

La lettera ai Galati ha le caratteristiche della chiarezza dottrinale del teologo e della forma chiara e dura del pedagogo. I cristiani delle comunità della Galazia - la lettera, infatti, è destinata “alle Chiese della Galazia” (Gal 1,2) - avevano accolto con “gioia” il Vangelo predicato da Paolo (cf Gal 4,15). Si tratta della verità più semplice che emerge da tutta l’opera di Gesù: l’uomo si salva per la fede (che è sempre operosa nella carità: Gal 5,6) e non per le opere della Legge, come la circoncisione: “Ecco, io, Paolo, vi dico: se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla. E dichiaro ancora una volta a chiunque si fa circoncidere che egli è obbligato ad osservare tutta quanta la Legge. Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella Legge; siete decaduti dalla grazia” (Gal 5,2-4). Successivamente, quando Paolo lasciò le comunità, subentrarono altri predicatori cristiani, probabilmente di estrazione farisaica e provenienti da Gerusalemme. Gli Atti degli Apostoli ci testimoniano questa presenza nella comunità cristiana: “Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: «È necessario circonciderli e ordinare loro di osservare la legge di Mosè»”. (At 15,5). Gli effetti furono devastanti. I Galati seguirono questi nuovi predicatori e Paolo, venuto a conoscenza dell’accaduto, si premurò di scrivere la lettera. L’apostolo è molto severo. La lettera ai Galati è l’unica lettera che non ha l’iniziale ringraziamento a Dio per la fede dei destinatari e la benedizione che ne consegue.

Senza tanti complimenti l’Apostolo chiama i Galati con l’epiteto di “stolti” (Gal 3,1) e giustifica il suo vangelo - contrapposto a quello dei predicatori cristiano - farisaici di Gerusalemme - attraverso quattro dimostrazioni che formano la parte centrale degli incontri. La lettera ha lo scopo di far ritornare i Galati alla verità della fede. Non ci si salva per i propri meriti: la morte in croce di Gesù sarebbe inutile (“Se la giustificazione viene dalla Legge, Cristo è morto invano”: Gal 2,21). La salvezza viene donata per grazia a chi “crede”, impegnandosi ad amare come Cristo.

Poca bibliografia in italiano; le opere migliori (ordine di pubblicazione) possono essere
SCHLIER H., Lettera ai Galati, Paideia, Brescia 1965
CORSANI B., Lettera ai Galati, Marietti, Genova 1990
PITTA A., Lettera ai Galati, EDB, Bologna 1996
VANHOYE A., Lettera ai Galati, Edizioni Paoline, Milano 2000
BUSCEMI A. M., Lettera ai Galati, Franciscan Printing Press, Jerusalem 2004
BIANCHINI F., Lettera ai Galati, Città Nuova, Roma 2009

Renato De Zan dottore in Liturgia e in Sacra Scrittura, ha insegnato a Padova, al Pontificio Ateneo di S. Anselmo di Roma, alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Oggi è docente nello Studio Teologico di Pordenone. Ha partecipato alla traduzione della Bibbia CEI (2008) e del Messale italiano (2020). È autore di numerose pubblicazioni scientifiche, in campo biblico e liturgico.

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Ultimo aggiornamento: 03-09-2025, 08:37

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