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Storia di Pordenone

01 anteprimaIl territorio attorno al fiume Noncello, considerato tra il 900 e il 1200, si estendeva per circa 200 Km quadrati. Vi erano inclusi gli abitati che oggi corrispondono a Cordenons, Vallenoncello, Torre, Corva, Villanova, Fiume Veneto e, più in là, Zoppola, San Foca e San Quirino.

Pordenone (alla latina Portus Naonis) è citato per la prima volta nel 1204 nel Diario di Viaggio di Wolger di Passau, futuro Patriarca di Aquileia.

Tra il 1000 ed il 1200 il piccolo territorio è ambito dal Patriarcato di Aquileia, dai Conti di Gorizia, dalla Marca Trevigiana. Divenuto dominio dei signori di Carinzia, passa a quelli di Stiria (1269) e, nel 1276, diviene finalmente possesso degli Asburgo d’Austria.

02 anteprimaIn breve tempo il nucleo originario diviene il punto di riferimento delle villae minori circostanti; possiede ecclesiae; impone una muta - un dazio, vale a dire - da pagare per il traffico portuale sul fiume Noncello; è retto da un capitaneus, dai massari.

Nel corso del XIII secolo si costruiscono anche i primi importanti e significativi edifici ancora esistenti: il Duomo con il Campanile e il Palazzo del Comune, protetti da una prima cerchia di mura.

Nella seconda metà del secolo dai governanti austriaci è edificato il castello, isolato su di un’altura prospiciente il fiume. Con il 1278 l’ecclesia Sancti Marci diviene parrocchia.

03 anteprimaAl tempo della concessione del cosiddetto Protostatuto Asburgico del 1291, risulta già esistente una domus communis, un edificio per le riunioni ove si riuniscono i rappresentanti ed i maggiorenti per la gestione della Comunità. Viene concesso l’uso di un proprio stemma già a partire dai primi decenni del XIV secolo: un portale merlato aperto sulle onde del mare, su sfondo rosso con fascia d’argento.

La città diviene punto di transito di una via che collegava i territori veneziani (tramite i fiumi Livenza, Meduna e Noncello) con le regioni transalpine del Nord (attraverso i centri di Cordenons, Spilimbergo, Gemona, Pontebba).

Il centro ha uno sviluppo sia edilizio, sia come realtà politica ed amministrativa, abbastanza tranquillo, rimanendo possesso della casa d’Austria all’interno di domini patriarcali. Nel Castello, rappresentante il potere militare, risiedono i capitani imperiali.

Pordenone è uno castello, ne la patria del Friul, […]; et vi sta uno Cap.° […] el qual abita nel castello che è molto forte; et Pordenon è bellissimo, pieno di caxe, con una strada molto longa, si intra per una porta et si ensse per l'altra; va in longo. E' protetor San Marco … Qui … è una bella loza (loggia) et piaza …

Così scrive Marin Sanudo nel suo Itinerario per la terraferma veneziana del 1483.

04 anteprima Rimane proprietà dell’Austria sino al 1508: città e porto continuano a svilupparsi.

Poi anche Pordenone, rimasto corpus separatum nel Friuli che già alla fine del secondo decennio del 1400 è soggetto a Venezia, diviene Dominio della Serenissima, vincitrice nel conflitto con l’Austria. La città è concessa in feudo al generale Bartolomeo d’Alviano (1455 – 1515), uomo d’arme d’origine umbra. I d’Alviano rimangono i signori di Pordenone sino al 1537, anno che segna il passaggio definitivo sotto il dominio diretto di Venezia, che riconferma la validità degli antichi statuti e privilegi d’autonomia, codificati sin dal XIII secolo.

05 anteprimaInizia un nuovo periodo che coincide con momenti di sviluppo economico e demografico. Nei primi anni del XVI secolo gli abitanti ammontano ad oltre 1500; a metà dello stesso secolo i residenti sono 2700. Nel 1588 gli abitanti, nonostante una grave epidemia di peste avvenuta nel 1576, salgono a 7000 unità, tanto che la parrocchia di San Marco viene scissa in due, costituendo parrocchia anche la chiesa di San Giorgio, sita nel Borgo superiore.

Il 1500 è secolo d’oro per la città. La vita culturale raggiunge il massimo splendore: sorgono Accademie e Cenacoli. Vengono costruiti o ampliati i maggiori palazzi del centro storico, tuttora esistenti, e le famiglie nobili (Ricchieri, Mantica, Rorario) fanno a gara per contendersi l’ospitalità di pittori, umanisti, letterati e poeti.

06 anteprimaIl periodo successivo rappresenta soprattutto l’affermazione dello spirito imprenditoriale; aumenta il numero dei mulini, degli opifici, delle attività produttive (metalli, lana, carta), preludio dell’industrializzazione che culmina nell’Ottocento, Pordenone sino al 1797 rimane, insieme al resto del Friuli e del Veneto, a Venezia. Caduta la Serenissima Repubblica, iniziano alcuni anni di alternanza di dominio tra gli opposti schieramenti franco-italiani ed austro-russi.

Dal 1805 diviene capoluogo del Distretto francese del Noncello; con il 1815 passa al Regno Lombardo Veneto che governa fino al 1866 quando, con la terza guerra di Indipendenza, diviene definitivamente italiana.

07 anteprimaNel frattempo la città è caratterizzata da un autentico decollo industriale nei settori del tessile, della ceramica e della carta, grazie anche all’avvento dell’energia idroelettrica utilizzata a Pordenone già dal 1888. Già dai primi decenni del 1900 la città conosce un notevole sviluppo economico ed industriale nelle lavorazioni metalmeccaniche, siderurgiche, chimiche e del legno.

Nel 1968 diviene capoluogo di Provincia.

Archivio storico
La storia di Pordenone attraverso le sue carte