Come funziona il percorso partecipato

In apertura del laboratorio M come Mobile a Palazzo Badini, la responsabile dei processi partecipativi Monia Guarino ha illustrato le tappe che condurranno al nuovo Piano regolatore di Pordenone e il modo in cui il contributo dei cittadini sarà portato a valore.

  • Questo è un percorso. È un percorso di partecipazione che si colloca all'interno di un processo decisionale, perché porta a una decisione con un atto pubblico.
  • Ha quattro macro tappe: analisi, progetto, valutazione e scelta. Siamo nella fase di analisi, ovvero nella prima fase, in cui costruiamo insieme all'amministrazione il quadro conoscitivo comune.
  • Nel 2013 è prevista la seconda fase, dedicata agli approfondimenti di carattere progettuale e alla valutazione degli scenari di Piano. Costruiamo insieme un contributo conoscitivo e tratteggiamo delle piste di lavoro e delle indicazioni per la progettazione, poi avremo l'opportunità il prossimo anno di seguirle, di valutarle insieme, di approfondirle e anche di ridefinirle.
  • Quand'è che facciamo le proposte? Possiamo tratteggiarle, ma l'importante in questa fase è avere un quadro di analisi saldo e condiviso.
  • Che cosa ha deciso l'amministrazione? La prima decisione messa in campo è quella relativa alla procedura: corretta, facile, più snella, ma al tempo stesso più completa ed esaustiva. Facciamo un'analisi approfondita, un punto zero, che poi aggiorniamo nel tempo e resta valido come riferimento per i progetti futuri.
  • Generalmente le direttive arrivano prima dell'analisi. In questo caso è stato deciso di elaborare le direttive sulla base di un'analisi chiara, esaustiva e completa sulle tendenze in atto, sui dati, ma anche sulle aspirazioni dei cittadini.
  • Per evitare l'autoreferenzialità classica di questi progetti, le fasi di analisi, progetto e valutazione sono oggetto di incarichi separati. Questa scelta ha permesso, tra l'altro, un significativo risparmio economico.
  • Nel bando è dichiarato che esiste questo percorso di partecipazione. I progettisti hanno l'obbligo di tenerlo in considerazione e devono argomentare nelle loro proposte in che modo hanno considerato quello che emerge da questo percorso, tenuto presente che quelli che forniamo non sono dati tecnici ma descrizioni di carattere qualitativo sul territorio.
  • L'altro criterio importante dichiarato sono gli ecosystem services, i servizi ecosistemici del territorio: anziché partire da un piano che battezza in partenza il numero di abitanti, viene chiesto innanzitutto di quantificare e valutare il suolo come risorsa rara sul territorio.
  • Questo vuol dire progettare il piano "a cubi zero"? No, non vuol dire questo. Di più: può anche emergere che, oltre ai cubi zero, sia necessario bonificare, riqualificare e ritornare a verde altre aree, sottraendo aree urbanizzate.
  • La prima fase in cui ci troviamo compone dunque il quadro conoscitivo. Consiste in un'analisi socio-economica territoriale di cui a breve avremo i primi risultati, un'analisi preliminare urbanistica e ambientale su cui ci confronteremo in chiusura di percorso e l'analisi eplorativa che stiamo realizzando insieme in questi laboratori.
  • Tutte queste analisi non vengono consegnate sotto forma di testi separati, ma diventano un testo unico: ognuna ha pari dignità. È come se aveste ricevuto un incarico gratuito da parte dell'amministrazione: come l'amministrazione non interferisce sulle analisi di carattere tecnico, non interferisce neanche sulla vostra.
  • Nulla vieta che in conclusione ci siano valutazioni sul nostro lavoro, ma avete la parola sul fatto che quello che viene consegnato è il vostro punto di vista, farina del vostro sacco.
  • Stiamo costruendo insieme una proposta per la città, non stiamo parlando per la città: la indaghiamo insieme, la costruiamo insieme e la presentiamo insieme in iniziative più vaste che in dicembre chiameranno a valutare il nostro lavoro i cittadini (attraverso mostre e pannelli da mettere, se il tempo lo consente, direttamente in strada). Potranno riconoscersi nel lavoro fatto o eventualmente integrarlo.
  • Tutti gli approfondimenti che andremo a fare possono essere fatti con diverse modalità: incursioni urbane sul territorio, passeggiate e sopralluoghi, video e fotoriprese, gruppi progetto. Abbiamo aperto Palazzo Badini al pomeriggio, nei giorni di laboratorio, proprio per venire incontro a chi diceva di avere idee da sviluppare.
  • Ci siamo chiesti quali saperi, quali situazioni e quali criteri far emergere. Avremmo potuto tranquillamente fornire in partenza tutti i dati possibili, ma sarebbe stata una scelta arbitraria. Al contrario, abbiamo intenzione di capire di volta in volta di quali dati abbiamo bisogno per capire meglio le situazioni che vengono elencate, costruendo insieme il bagaglio informativo senza manipolazioni. Nello stesso modo molti dati emergono spontaneamente, come si vede nel report degli incontri precedenti.
  • Abbiamo ricevuto anche attraverso il blog diverse idee o esplorazioni progettuali che potrebbe essere interessante mettere in discussione. Lo faremo appena esaurita la prima fase di lavoro assieme, al termine dei laboratori, per esempio guardando in base agli obiettivi progettuali che ci saremo dati quali potremo assumere come proposta.
  • L'attenzione a distinguere l'analisi dal progetto nasce proprio per salvaguardare la partecipazione. Costruiamo l'analisi e chiediamo di fare i conti con quest'analisi.
  • Abbiamo caratteristiche differenti, saperi differenti, attitudini differenti. Non tutti hanno le competenze per lavorare subito sui progetti, alcuni hanno la competenza di individuare i problemi. Condividiamo una griglia generale perché tutti abbiano modo di esprimersi, poi ci sono canali e strumenti per integrare.
pubblicato il 2012/10/13 22:20:00 GMT+1 ultima modifica 2018-10-24T11:43:33+01:00
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