Frigoriferi intelligenti e uomini affamati

L'intervento di Michele Vianello al simposio inaugurale (Palazzo Badini, 15 settembre 2012).

  • In questa fase tumultuosa, il termine smart tende a essere identificato con le macchine. Non è sufficiente.
  • Quattro innovazioni che ci costringono a cambiare oppure a morire: il massiccio uso dei social network, la straordinaria diffusione di dispositivi mobili, la mole di dati disponibili in modalità cloud computing, i miliardi di oggetti dotati di un'identità di rete.
  • Per far funzionare queste innovazioni servono le persone. Abbiamo bisogno di costruire un rapporto non culturalmente subalterno tra la diffusione delle tecnologie e le persone. Dobbiamo ricostruire la soggettività del genere umano.
  • Gli oggetti non sono intelligenti, sono le persone a farne un uso intelligente. L'uomo è al centro, ma i suoi sensi non sono in grado di cogliere la complessità: le macchine sono le sue estensioni.
  • La città intelligente non è un obiettivo. Città intelligenti ce ne sono state tante nella storia, che poi hanno incontrato catastrofi, cambiamenti, declino. L'intelligenza è un percorso continuo di iniziative, di innovazioni, di capacità di muoversi.
  • Voi qui state iniziando un percorso, in cui lo scenario può cambiare molto in fretta. Dovremmo cominciare a pensare a forme di organizzazione della città che tengano conto della velocità dell'innovazione nell'epoca moderna.
  • L'innovazione è frutto di disobbedienza, non esiste innovazione che tenga le cose così come sono, altrimenti è semplice digitalizzazione dell'esistente.
  • L'organizzazione del tempo in una città intelligente è decontestualizzata: se ho conoscenza sempre e dappertutto (cloud computing), se posso connettermi sempre e ovunque (dispositivi mobili), non ho più la necessità di lavorare secondo orari rigidi in un determinato luogo. Conta l'obiettivo, non come e dove viene raggiunto.
  • Ripensate l'organizzazione della città. Fatevi una rete di coworking: i coworker generano conoscenza orizzontale, rompono gli schemi verticali del tradizionale modo di lavorare, condividono conoscenza.
  • Non siamo più solo consumatori di contenuti, siamo dei prosumer (producer-consumer), produciamo conoscenza. Possiamo decidere come mettere a disposizione della collettività questa conoscenza, attraverso quali piattaforme di crowdsourcing.
  • L'intelligenza nell'epoca del web è la condivisione della conoscenza.
pubblicato il 2012/09/21 07:30:00 GMT+1 ultima modifica 2018-10-24T11:43:31+01:00
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