Il primo incontro con i progettisti

I progettisti incaricati della redazione tecnica del nuovo Piano regolatore hanno incontrato per la prima volta i cittadini di Pordenone sabato 23 novembre a Palazzo Badini. È stata l'occasione per condividere una lettura architettonica dei contenuti emersi nel corso del percorso partecipato Pordenone più facile e alcuni spunti utili per immaginare i prossimi passi progettuali.

Consulta le slide (Pdf, 10MB circa)

Massimo Giuliani, capogruppo:

  • La partecipazione è per noi un elemento molto importante: il Piano funziona solo se vede all'inizio la condivisione da parte delle forze economiche e sociali e costruisce un patto sociale tra i cittadini per la realizzazione dell'intervento.
  • I piani hanno grande complessità, ma ancora più difficile è l'attuazione. Discutere e orientarsi rispetto ai vari temi e alle possibilità è assolutamente strategico.
  • Il supporto da parte di chi conosce e vive il territorio è per noi fondamentale per capire se le nostre visioni incontrano le sfaccettature della realtà locale.
  • Non saranno tutte rose e fiori: noi porteremo avanti le nostre idee e ci confronteremo, ma è importante mettere in campo tutte le potenzialità.
  • Immagino il Piano come un palinsesto di tante possibilità. Siamo in un momento molto speciale: la pianificazione al tempo della più pesante guerra economica che si sia scatenata nel mondo. Questa battaglia chiede che siano messe insieme le energie di tutti. Per questo abbiamo proposto come slogan del Piano "Le energie della città". Non solo le energie di chi ha voglia di costruire, ma anche di centinaia di generazioni che hanno costruito Pordenone.
  • Raccontiamo un po' di temi, non esaustivi, tratti dalla nostra esperienza e dai progetti che abbiamo realizzato.

Michele Brunello, Dontstop:

  • Il ragionamento sull'urbanistica si è sviluppato a partire dalla gestione delle emergenze e poi nella ricerca della "città giusta", più di recente della "città attrattiva". Oggi il dibattito sulla città ruota intorno al concetto di "smart". Il lavoro che avete fatto con Pordenone più facile ha riempito di significato la parola smart, generando un'intelligenza collettiva con cui noi interagiamo nello sviluppo del Piano.
  • Sostenibilità, una parola ormai svuotata di significati. Il caso della Cassinazza di Giussago (Pavia): agricoltura di terza generazione che produce non solo beni e lavoro, ma anche ambiente.
  • Mobilità, il caso di Milano: investimento sulle mobilità alternative (carsharing, bikesharing) per creare le condizioni per liberare il centro dalle automobili. Il caso di Bordaux: il tram a raso cambia l'uso degli spazi pubblici.
  • Accoglienza, nuovi spazi per nuove economie e nuove professionalità che hanno bisogno di network e reti. Il coworking come spazio di progettualità, il caso The Hub a Milano. I fab lab, la manifattura artigianale che condivide macchinari per creare laboratori di creatività.
  • Resilienza, la capacità adattativa come capacità di riutilizzo delle strutture della città del Novecento per accogliere le nuove economie e le sfide della contemporaneità. Il caso Mtv ad Amsterdam. Il caso Saint Nazaire in Francia, la riqualificazione del costruito attraverso la creazione di nuove facciate con spessore per migliorarne le performance energetiche e l'estetica. Il caso del recupero urbano integrato a Lisbona, ricreazione di spazi di condivisione comune.
  • Trasparenza, l'uso delle nuove tecnologie per dare più informazioni e usare l'intelligenza collettiva. La partecipazione è dare strumenti con cui fare cose.

Massimo Giuliani:

  • Faremo molta attenzione alla coerenza dell'impostazione dei progetti della città rispetto a una serie di direttive europee, perché significa entrare nel motore dei finanziamenti dei prossimi anni: green economy, smart city e in generale le declinazioni delle politiche per arrivare entro al 2020 in Europa al contenimento del 20% del consumo di energia e delle emissioni e alla produzione di energie rinnovabili per almeno il 20%.
  • Una città è fatta di scelte recenti e scelte assunte molto tempo prima, nel corso della sua storia. Pordenone è una città in ordine, che non mostra apparentemente le crisi in atto o sul punto di esplodere, dal nostro punto di vista lombardo una delle cose più vicine alla Svizzera, solo che si mangia meglio.
  • L'area vasta è caratterizzata dalla competizione dello sviluppo, di per sé non negativa, ma portata all'eccesso porta alla perdita di energia. Crediamo che l'equilibrio si possa raggiungere attraverso una migliore cooperazione sui temi e i piani o i servizi comuni, che nel tempo favoriscono la coesione.
  • Costruiremo tre scenari reali basati sulle alternative più significative emerse nel corso del percorso. Per ciascuno proporremo un'analisi approfondita dei vantaggi e degli svantaggi, misurabile, da discutere, per arrivare a una soluzione condivisa. Condivisione significa aver capito quali sono i prezzi che si pagano per andare in una certa direzione, nulla è gratis.
  • Ci sono dei temi che per noi sono invarianti, che coincidono con alcuni dei temi emersi nel percorso pordenonese. Uno dei temi fondamentali è il rapporto tra città e campagna, che è cambiato molto portando alterando l'equilibrio energetico. I fondi europei a sostegno dell'agricoltura (Pac) sono un'opportunità da cogliere.
  • Agricoltura come energia e paesaggio. Il caso di Monza: aree agricole in progressivo abbandono affidate ad agricoltore col vincolo di produrre paesaggio mentre producono cibo. Il caso della Certosa di Pavia: le finanze della collettività non permettevano l'apertura di un nuovo parco, si è fatto ricorso agli agricoltori.
  • Gli strumenti oggi sono diversi perché diverse sono le esigenze. Non abbiamo più il problema di gestire l'espansione.
  • La perequazione per la redistribuzione degli spazi urbani e la riqualificazione energetica. Il caso di Cerro Maggiore. Il caso di Varedo.
  • Il preverdissement, ovvero la piantumazione di verde come requisito per ottenere o mantenere il diritto edificatorio. Per arrivare al consumo zero dobbiamo pensare a tanti usi temporanei della città. Il caso di Segrate.
  • La concorsualità, ovvero la selezione degli interventi in funzione dei criteri desiderati, alla qualità, alla sostenibilità. Il caso di Monza.
  • La stratificazione urbana: rigenerazione urbana attraverso criteri innovativi e basati sull'efficienza energetica.

Martina Toffolo:

  • I progettisti produrranno tre scenari ugualmente percorribili, che valuteremo in funzione delle opportunità e dei costi.
  • Sostenibilità, sicurezza del suolo, riuso e riqualificazione sono le invarianti che abbiamo posto come vincolo.
  • Quello che abbiamo visto non è il piano, sono una serie di modalità e sperimentazioni possibili, hanno il pregio di essere già state applicate e che se ne conoscono già i pro e i contro. Ma ce ne sono anche altre, l'urbanistica sta evolvendo verso la terza generazione.
  • Un tema importante per noi è la capacità di trasformazione della città, anche ricorrendo a forme temporanee per dare risposte alle domande della città.
  • Stiamo sperimentando, non abbiamo certezze, dobbiamo tutti accostarci con un approccio laico.

Le registrazioni degli altri interventi: Martina Toffolo e il processo decisionale, Monia Guarino e il Testo unico, Marco Toneguzzi e l'Ufficio di Piano, il dibattito con i cittadini

pubblicato il 2013/11/26 16:05:00 GMT+2 ultima modifica 2018-10-24T12:43:40+02:00
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